Quarta di copertina

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L’immaginazione filologica
Le anime perse
Pulcinella. Il mito e la storia
Corpi senza pace
Polvere del nulla
Numeri. Il gioco del lotto a Napoli
L' altalena, ediz. 1994
La barca del cielo = Altalena seconda ediz.
Risposta al Dialetto napoletano dell' abate Galiani,  ediz. 1982
Risposta al Dialetto napoletano dell' abate Galiani,  ediz. 1995
La Maschera della Cuccagna, 1° ed. 1980, Colonnese
La Maschera della Cuccagna, 2° ed. 1994, Guida
Il gioco della Cuccagna, 3° ed. 2001, Avagliano
Lazzari e Giacobini, ediz. 1981
Lazzari e Giacobini, ediz. 1996
Lazzari e giacobini, ediz. 1999
Michele 'o Pazzo e la Repubblica Partenopea
Il Te Deum de' Calabresi, 1° ediz. 1983
Te Deum de’ Calabresi, 2° ediz. Del 1999
Le letterature popolari
Cronache del brigantaggio di V. Padula
Per forza o per amore
Fascismo sui muri
V. Padula - Storia di una censura
Le parole e il potere
Le radici dell’ albero
Antropologia e letteratura, vol. I
Antropologia e letteratura, vol. II
Antropologia e letteratura, vol. III
Poesia erotica popolare in Calabria<
Norma e trasgressione
Contesti culturali e scambio verbale
La Ceceide
Ngagghia e la Rivigliade
Poesie inedite di Vincenzo Padula
Volgar’ eloquio di Pasolini
Pasquale Creazzo, Antologia dialettale
Terre e briganti
L’identità minacciata
Il Carnevale napoletano
La cultura dell’ invidia
Introduzione alla ricerca etnoatropologica
Antropologia culturale – Gli autori
Racconti erotici italiani
La coscienza altra
Antropologia e romanzo
Altrove immaginari
L’odore della bellezza
La piazza nella storia
La vita in gioco
La Calabria di Alvaro
Il gioco del lotto a Napoli, tascabile
Storia di un emigrato
Pulcinella tascabile
Emigranti di Perri
Vincenzo Padula demologo
Saggio dell’ umano sapere di Jerocades

 

 

 

l'immaginazione filologica

1. (Su L’ immaginazione filologica)
Domenico Scafoglio, L’ immaginazione filologica. La teoria della lingua e la ricerca dialettologica di Vincenzo Padula, Vibo Valentia, Qualecultura – Jaca Book, 1984, pp. 209
Questo libro indaga una parte sconosciuta dell’ opera dell’ antropologo Vincenzo Padula, costituita dalle sue ricerche sul campo e riflessioni sulla lingua e il dialetto, che egli condusse intorno alla metà del secolo XIX in un rapporto organico con i suoi studi sulla cultura popolare, i suoi interessi letterari ed estetici e il suo stesso impegno politico. Approfondirne l’ analisi ha significato scavare dentro una cultura meridionale aperta al confronto con importanti esperienze della cultura italiana ed europea contemporanea e al tempo stesso ricostruire un percorso scientifico e intellettuale di notevole originalità, che anticipa alcuni dei caratteri più interessanti dell’ etnolinguistica moderna. Indice: 1. Primitivismo, populismo e questione linguistica negli scritti giovanili; 2. Tra ragione e metafora. Una analisi della lingua letteraria italiana; 3. L’ etnolinguistica paduliana; 4. La lingua privata degli scritti demologici; 5. Il Vocabolario inedito; 6. Riscoperta della Protogea.
Euro 25

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Le anime perse


2. (Su Le anime perse)
Domenico Scafoglio – Simona De Luna, Le anime perse. Studi sulla possessione diabolica, Fisciano, CUES, 2001, pp. 145.
Nuovo contributo di Scafoglio e De Luna alla conoscenza della possessione diabolica, dedicato ai riti esorcistici della certosa di Serra San Bruno, in Calabria, accuratamente ricostruiti e interpretati sulla base della documentazione scritta e delle tradizioni orali. Nella seconda parte e nella Appendice si riportano storie di possessione estremamente interessanti, raccontate dagli stessi posseduti o da testimoni e accompagnate ciascuna da interpretazioni che costituiscono una novità assoluta negli studi (peraltro rari, e tutti di parte ecclesiastica) sui fenomeni di possessione diabolica. Nella terza parte, dedicata a La scrittura del miracolo, la riflessione sugli esorcismi effettuati nel santuario di Campagna mette acutamente a confronto le diverse narrazioni della possessione, dei preti e della gente. Indice: I. L’ acqua viva delle fonti e il bosco del dolore. Possessione ed esorcismo a Serra San Bruno; II. Le anime perse. Storie di possessione: A. Autobiografie; B. Racconti sui posseduti; III. La scrittura del miracolo. Cronache di possessioni di Campagna; Appendice – Altre storie.

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Pulcinella. Il mito e la storia

3. (Su Pulcinella. Il mito e la storia)
Domenico Scafoglio – Luigi Lombardi Satriani, Pulcinella. Il mito e la storia, Milano, Leonardo, 1992, pp. 1014, 155 illustr.
Lettura multidisciplinare della storia e della vita teatrale di Pulcinella, fondata sulla ricognizione di tutto ciò che concerne la maschera dal Seicento in poi: testi teatrali finora quasi interamente trascurati o ignorati, materiali iconografici noti o sconosciuti, documenti letterari, linguistici e storici. Indice: I. Mitologie: 1. Di alcuni miti di fondazione. Il buffone contadino; 2. L’ uovo e il pulcinello; 3. Pulcinella e/è il diavolo; 4. La querelle delle origini classiche; 5. L’ eredità del Carnevale; 6. Da maschera nazionale a maschera plebea. II. I tratti dell’ enigma: 1. Qui uno divenne due: sdoppiamenti e coppie parodiche; 2. Le prodezze dello sciocco; 3. Maestro di metamorfosi; 4. La fame e la gola; 5. Il desiderio e la donna; 6. L’ ermafrodito; 8. Ladro/derubato; 9. Sum merdicus; 10. La povertà e il denaro; 11. Pulcinella e Cristo. III. Anatomia della maschera: 1. La maschera e/è il volto. Sulle fonti; 2. Deformità, sproposito, follia; 3. La percezione sociale ed epocale; 4. Il coppolone e dintorni; 5. Il lupo; 6. Il volto perto; 7. Il vestito e il corpo; 8; Armi, utensili e strumenti musicali; 9. Bestiario pulcinellesco; 10. Quella voce or di porco, or di cappone. IV. Il potere della parola: 1. Il dialogo senza dialogo; 2. Il discorso alla rovescvia e i racconti dell’ incongruo; 3. L’ equivoco verbale; 4. La manipolazione lessicale, 5. Il nonsenso, la tautologia, il paradosso; 5. L’ anima barocca. V. Il gesto, il movimento, la danza: 1. Il gesto pulcinellesco; Cinesica; Acrobata e ballerino. VI. Le tradizioni teatrali: 1. Vita teatrale del Cetrulo nel Seicento napoletano; 2. Scenari e repertori. Pulcinella nella Commedia dell’ Arte; 3. La ridicolosa romana del primo Seicento; 4. Servi, donne e padroni; 5. La pulcinellata romana del secondo Seicento; 6. L’ apogeo romano: Capece; 7. L’ apogeo romano: Mancinelli; 8. La napoletanizzazione della maschera: Cerlone; 9. L’ opera buffa e dintorni; 10. Tra la vecchia e la nuova maniera; 11. Il buffone infelice. Sulla parodia; 12. La riforma: Altavilla; 13. L’ apogeo napoletano e la fine: Antonio Petito; 14. Resaurrezione e morte: Viviani e De Filippo. VII. Tradizioni regional-popolari: 1. Fratello carnale di Carnevale; 2. Zeze e scene di famiglia; 3. Pulcinella a cavallo della Vecchia; 4. Burattin o e marionetta. Bibliografia. Fonti delle illustrazioni. Glossario. Pagine 1014.
Delle parti prima, terza, quarta, quinta e settima del volume è unico autore Domenico Scafoglio; delle parti seconda e sesta, i capitoli con numero pari sono opera di Luigi Lombardi satriani, quelli con numero dispari sono di Domenico Scafoglio.
“Opera enciclopedica e profonda. La vastità della materia e meglio ancora l' ampiezza degli sfondi, la finezza dell' ordito, infine la capacità di dominare collegandoli oggetti e metodi così disperantemente disparati, fanno di questo libro un' opera importante e si vorrebbe dire capitale: un' opera importante per la cultura italiana; che meriterebbe discorsi approfonditi al di là di quelle modeste recensioni di giornale in cui tutti i libri alla fine sono equiparati. Scafoglio centra genialmente un punto capitale quando vede in Pulcinella concentrarsi tutti i fattori di disprezzo che lo rendano naturalmente vittima sacrificale: un sacrificio ch' è anche un esorcismo, perché, morendo, una simile figura ci libera ritualmente e provvisoriamente di quella parte di noi che vorremmo non fosse”.
(Paolo Isotta, in "Corriere della Sera", 12 luglio 1992).
“Un libro totale e a suo modo proteiforme come il suo argomento. Splendido libro, pieno di intelligenza e di devozione, di erudizione e di perspicacia”.
(Ruggero Guarini, in "Il Messaggero", 4 maggio 1992, p. 15)
“Questa è una monumentale, illustratissima carta d' identità della famosa Maschera”.
(Carlo Maria Pensa, in "Famiglia Cristiana", 9, 9, 1992).
“Un' opera di grande impegno e di grande mole, un lavoro di ricerca, ampio ma mirato, generoso ma rigoroso, che si è saputo muovere sul cumulo pressoché infinito di dati e reperti, combinando una visione aperta con una lucida regia. Un lavoro che non si rifiuta mai di scendere nella profondità di ciascun aspetto o problema, e però non disattende il compito di svolgere in continuazione il tema generale: ogni tratto esaminato, ogni argomento per quanto specifico e parziale porta dunque il suo contributo ad una descrizione complessiva ottenuta come per irradiamento, giacché Pulcinella è un soggetto tanto visibile quanto imprendibile, un fenomeno che non si può fermare, visualizzare, contornare”.
(Piergiorgio Giacché, in "Etnoantropologia", 2, 1993).
“Opera che certamente segna una svolta negli studi, finora già numerosi, su Pulcinella, è quest' ultimo libro sulla famosa maschera napoletana”.
(Mirella Armiero, su "Il Giornale di Napoli", 4 maggio 1993).

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Corpi senza pace

4. (Su Corpi senza pace)
Domenico Scafoglio – Simona De Luna, Corpi senza pace. La possessione diabolica in Campania, vol. I, Il modello esorcistico di Campagna, Salerno, Gentile, 1998, pp. 178
Il volume costituisce un esempio felice di etnografia storica, che si avvale di fonti scritte per la prima volta portate alla luce e di memorie orali. L’ analisi attenta del comportamento dei posseduti del santuario di S. Antonino e delle pratiche esorcistiche dei sacerdoti di Campagna consente agli autori di ricostruire il modello della possessione e dell’ esorcismo di questa parte della Campania, che viene utilizzato per riproporre in termini nuovi, con arricchimenti insospettati, il modello generale della possessione diabolica. Ma, al di là di queste generalizzazioni, si agitano nell’ opera singole vite, stati alterati di coscienza sospesi tra la possessione, il sogno e l’ estasi, in cui sprofondano storie di dolore e speranze di salvezza. Indice: I. La possessione diabolica: 1. La possessione; 2. La possessione diabolica; 3. L’ esorcismo: sogggetti, oggetti, pratiche; 4. Lo scontro. II. Il modello esorcistico di Campagna: 1. La ricerca e le fonti d’ informazione; 2. La religiosità popolare a Campagna. Un culto di possessione; 3. Gli indemoniati di S. Antonino; 4. Malattia e possessione; 5. L’ esorcismo; 6. Analisi del rito esorcistico; 7. L’ altra parte del rito: sogno, visione, estasi; 8. La scrittura del rito e del miracolo. La “Raccolta delle Grazie straordinarie”; Nota al testo; Indice tematico.
Euro 20

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La possessione diabolica

5. (Su La possessione diabolica)
Domenico Scafoglio – Simona De Luna, La possessione diabolica, Cava de’ Tirreni, Avagliano, 2003, pp. 390
Situandosi al confine tra l’ etnografia, l’ antropologia e la psichiatria interculturale, associando l’ osservazione diretta, frutto di un’ intensa ricerca sul campo, all’ informazione archivistica e bibliografica, l’ opera indaga lo specifico della possessione diabolica, mai fatta oggetto di indagini scientifiche approfondite, assumendola come una forma di scissione dell’ io, connessa con un complesso sistema di credenze e pratiche che la rendono possibile. Il libro presenta storia avvincenti di indemoniati e di esorcismi, in una narrazione minuziosa e densa, che si serve di autobiografie e biografie per restituite alla possessione la forza sconvolgente delle esperienze eccezionali. Indice: La possessione diabolica: 1. La possessione spiritica e diabolica e le sue forme storiche; 2. Eziologia mitica della possessione; 3. Le radici del dolore; 4. Possessione e trance; 5. Modi e forme culturali della dissociazione; 6. Visioni e allucinazioni; 7. Comportamenti autolesionistici e aggressiv , 8. Prodigi e meraviglie; 9. La recita del dolore; 10. Liberazione della mente e del corpo? 11. Vita quotidiana del/col posseduto. L’ esorcismo: 1. Cura, guarigione, liberazione; 2. Dai “rimedi naturali” allo stile di vita; 3. L’ esorcismo nell’ Occidente cristiano; 4. Guaritori divini e santuari miracolosi; 5. Operazioni preliminari, primi riti; 6. L’ interrogatorio, tra repressione e abreazione; 7. “Chi sei?” l’ identificazione generica e quella specifica; 7. Ragioni e reazioni del Diavolo; 8. Sessualità e possessione; 9. Altre pratiche, tra esorcismo ed estasi; 10. La comunità e i posseduti; 11. Tribolazioni, tentazioni e gratificazioni dell’ esorcista; 12. Quando i demoni vanno via; 13. Dopo l’ esorcismo. Sulle guarigioni; 14. Gli esorcismi extraliturgici; 15. Verso una sintesi; 16. Decadenza del rito, trasformazioni e resistenze; 17. Sociologia della possessione. Storie di possessione: 1. Autobiografie di posseduti; 2. Memorie della gente; 3. Cronache pretesche; Incroci e collazioni.
“Il volume appare come un felice mix di qualità e profondità, e, soprattutto, costituisce un' autentica pietra miliare in questo campo, in Italia e non solo. Si tratta infatti del primo, autentico studio antropologico sul fenomeno della possessione diabolica (sinora si erano studiati per lo più i culti di possessione), destinato a diventare in breve un punto di riferimento per studiosi e appassionati. Indagine inedita, ma anche lettura piacevole ed intrigante, perché l' affiatato duo Scafoglio-De Luna, come nelle altre occasioni, ha operato la scelta più felice: scrivere senza scivolare nella palude linguistica del gergo dell' antropologia. Una strada coraggiosa, che ha permesso di condurre la rigorosa scientificità delle ricerche sul fertile terreno della fruibilità e della godibilità. E si avverte immediatamente il respiro di una narrazione minuziosa ed appassionante, che si dipana tra incredibili (quanto autentiche) storie di indemoniati e descrizioni di comportamenti e forme culturali, fra avvincenti esorcismi e dettagliati studi sulla complessità del rito”.
(Antonio Piedimonte, in "Corriere del Mezzogiorno", 20 novembre 2003)
“Meglio non leggerlo di notte La possessione diabolica. Perché, pur trattandosi di una dotta indagine condotta secondo la moderna scienza antropologica, situazioni e scenari, che il libro evoca, con un' esemplificazione d' accattivante taglio narrativo, possono sempre suscitare ombre inquietanti. I due autori ci aiutano a capire genesi culturale e storia degli orrori che affascinano e a esplorarne, fin dove è possibile, paradossi e misteri”.
(Salvo Vitrano, in "Il Mattino", 22 novembre 1903).
Prezzo: Euro 30

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Polvere del nulla

6. (Su Polvere del nulla)
(Riprodurre il frontespizio, perché sulla copertina c’ è un errore)
Suor Scolastica, Polvere del nulla. Diario 1955-1991, introduzione di Domenico Scafoglio, Quaderni del Laboratorio Antropologico dell’ Università di Salerno, 2004, pp. XII-127
Diario inedito di una benedettina dei nostri giorni, morta in odore di santità dopo un trentennale colloquio con Cristo, di cui Scafoglio fornisce una lettura che, senza essere religiosa, restituisce all’ esperienza mistica e alla cultura del convento la sua complessità: vista attraverso le parole, le azioni e le interazioni di Suor Scolastica, “la vita del convento appare attraversata da tensioni di vita: gli stessi riti, di iniziazione e di intensificazione, che all’ occhio estraneo possono apparire convenzionali, sono vissuti da Suor Scolastica con forza e intensità. Il percorso spirituale della monaca passa innanzitutto attraverso la vita comunitaria: l’ isolamento, la rinuncia all’ azione, che la scelta mistica comporta, non sono mai assoluti. Nel confronto con i problemi e gli assilli della quotidianità lo spirito si mette alla prova, si supera, si arricchisce: è la vita virtuosa che introduce all’ esperienza mistica, come suo premio e coronamento: “la virtù si acquista facendo violenza a se stessa”, conclude la benedettina. E’ così che il convento diventa il luogo e la scuola di una civiltà cortese, inscritta nel pensiero, nel comportamento e nel linguaggio”.
“Scafoglio legge in chiave antropologica il diario inedito di una benedettina e restituisce nella Introduzione una rappresentazione del fenomeno del monachesimo femminile scevra di quegli stereotipi e luoghi comuni che l' avevano caratterizzato fino alla metà del secolo scorso”.
(Patrizia Del Barone, in "Eventi", novembre 2004).

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Numeri. Il gioco del lotto a Napoli

7.(Su Numeri. Il gioco del lotto a Napoli)
Domenico Scafoglio, Numeri. Il gioco del lotto a Napoli, Napoli, L’ ancora, 2000, pp. 140
Il lotto è una delle finestre attraverso cui una ricerca condotta in profondità può giungere al cuore della cultura napoletana. Numeri è innanzitutto un testo etnografico, in cui il cumulo dei dati (che non è mai vana sovrabbondanza) si dispone in una narrazione ordinata e avvincente, equilibrata e sapiente nell’ evocare una parte importante della vita napoletana e nel descrivere accuratamente tutto ciò che nelle pratiche e nelle credenze del gioco ha rilevanza di significato: le radici magiche, l’influenza della religione e del potere politico, i ruoli e le figure sociali, l’ economia, i saperi, i riti, i comportamenti di gioco, le visioni del mondo, le strategie esistenziali. L’ etnografia diventa antropologia, affonda l’ analisi nella complessa organizzazione del gioco, approfondisce il rapporto tra gioco e modello culturale, tra pulsione naturale e spinta sociale al rischio e all’ azzardo, tra il sistema dei divieti e l’ impulso alla trasgressione, tra propensione originaria e manipolazione religiosa, politica, commerciale. Indice: 1. Stato, Chiesa e intellettuali nella storia del lotto; 2. Il sopramondo magico-religioso del gioco; 3. Gli intermediari; 4. Pratiche e riti divinatori e propriziatori; 5. Saperi, ideologie e inganni; 6. I giocatori; 7. Il rito dell’ estrazione; 8. La cultura del lotto.
“Si è appena varcata la soglia di Numeri, che le coordinate superficiali e folkloristiche con cui discutiamo di giochi e in particolare del lotto a Napoli ci vengono meno, e inseguendo Domenico Scafoglio nella sua rigorosa scorribanda nella storia del gioco, ci avventuriamo sul terreno minato del rapporto tra la modernità e l' arcaico che sopravvive nascosto nelle sue viscere”.
(Giuseppe Montesano, in "Il Diario", 2000, n. 8).
Prezzo: E. 15

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L' altalena, ediz. 1994

8. ( Su L' altalena, ediz. 1994)
Domenico Scafoglio, L’ altalena. Il gioco e il suo fantasma, Napoli, Di Mauro, 1994, pp. 120, illustr.
Studio accurato sull’ altalena e sul posto che essa ha occupato nei riti e nei sistemi simbolici delle varie culture, con una attenzione prevalente al lato oscuro del rito-gioco e alla sua dimensione erotica, inseguendo il fantasma da cui il gioco è segretamente ispirato e plasmato. Ricco di un sorprendente apparato iconografico, il libro salda sapientemente alla ricerca etnografica sul terreno esperienze letterarie e artistiche, che sollecitano l’ epifania delle emozioni al livello più alto della loro curva espressiva. Indice: 1. Modi, tempi, luoghi dell’ altalenare; 2. Ascendenze magico-religiose; 3. Rituali di corteggiamento; 4. Il piacere dell’ altalenare; 5. La regina di Spagna non ha gambe; 6. La nudità; 7. Il gioco e il suo fantasma; 8. Il volo e la vertigine; 9. Il canto.
“Libro dotto nei concetti, … stilisticamente squisito, con una scrittura che ha del Camporesi o del Macchia, questo denso saggio illumina con opportune reti relazionali un settore demoantropologico poco frequentato e ne rivela la nascosta ricchezza problematica”.
(Antonio Lotierzio, in "Basilicata", 6 marzo 1994).
“Ammiccante ma documentatissimo libro, autentica piccola enciclopedia di tutto ciò che di letterario, di pittorico, di musicale, di folcloristico sia mai stato dedicato a quello che apparentemente non è che uno svago per giovanette, il libro di Scafoglio possiede anche uno spessore interpretativo”.
(Vittorio Paliotti, in "Settimana TV e Tempo Libero", 18 agosto 1994).
“Una proposta nuova, che offre al lettore temi e spunti di riflessione trattati con levità di tocco”.
(Maria Luisa Altieri, in "Il Mezzogiorno", 14 febbraio 1994).
Euro 15

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La barca del cielo = Altalena seconda ediz.

9. (Su La barca del cielo = Altalena seconda ediz.)
Domenico Scafoglio, La barca del cielo. Studio sull’ altalena, Salerno, Gentile, 1996, pp. 183, illustr.
Studio accurato sull’ altalena e sul posto che essa ha occupato nei riti e negli apparati simbolici delle varie culture, con una attenzione prevalente al lato oscuro del rito-gioco e alla sua dimensione erotica, inseguendo il fantasma da cui il gioco è segretamente ispirato e plasmato. Ricco di un sorprendente apparato iconografico, il libro salda sapientemente alla ricerca etnografica sul terreno esperienze letterarie e artistiche, che sollecitano l’ epifania delle emozioni al livello più alto della loro curva espressiva. Indice: 1. Modi, tempi, luoghi dell’ altalenare; 2. Altalene sacre; 3. Rituali di corteggiamento; 4. Il piacere dell’ altalenare; 5. Il piacere dell’ occhio; 6. La regina di Spagna non ha gambe; 7. La nudità; 8. Il gioco e il suo fantasma; 9. Il volo e la vertigine; 10. La vertigine e il canto. Testi: Le canzoni dell’ altalena. Questa seconda edizione dell’ opera presenta ulteriori sviluppi insieme a nuovi materiali e a una maggiore attenzione musicologica.
“Libro dotto nei concetti, … stilisticamente squisito, con una scrittura che ha del Camporesi o del Macchia, questo denso saggio illumina con opportune reti relazionali un settore demoantropologico poco frequentato e ne rivela la nascosta ricchezza problematica”.
(Antonio Lotierzio, in "Basilicata", 6 marzo 1994).
“Ammiccante ma documentatissimo libro, autentica piccola enciclopedia di tutto ciò che di letterario, di pittorico, di musicale, di folcloristico sia mai stato dedicato a quello che apparentemente non è che uno svago per giovanette, il libro di Scafoglio possiede anche uno spessore interpretativo”.
(Vittorio Paliotti, in "Settimana TV e Tempo Libero", 18 agosto 1994).
“Una proposta nuova, che offre al lettore temi e spunti di riflessione trattati con levità di tocco”.
(Maria Luisa Altieri, in "Il Mezzogiorno", 14 febbraio 1994).
Euro 15

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Risposta al Dialetto napoletano dell' abate Galiani, ediz. 1982.

10.(Su Risposta al Dialetto napoletano dell' abate Galiani, ediz. 1982)

Luigi Serio, Risposta al Dialetto napoletano dell’ abate Galiani, Studio e testo a cura di Domenico Scafoglio, Napoli, Colonnese, 1982, pp. 100
Il 1799 Ferdinando Galiani pubblicò Il dialetto napoletano sostenendo le ragioni di un volgare illustre napoletano da adottare come lingua nazionale del Regno e combattendo la tradizione “bassa” del dialetto di Napoli. Qualche mese dopo Luigi Serio assunse i panni e la parlata plebea di Carmeniello per scrivere e divulgare un Vernacchio (cioè, pernacchio) contro l’ abate Galiani in difesa della lingua e della cultura popolare napoletana, scatenando una delle più violente polemiche del secolo XVIII. Scafoglio ripropone, dopo quasi due secoli, lo scritto dimenticato di Luigi Serio, e fa la storia di quella polemica, rilevandone le complesse implicazioni con i grandi eventi della storia culturale e civile di Napoli, articolando l’ analisi in densi e succosi nuclei tematici: 1. Galiani ovvero una lingua per la nazione napoletana; 2. Gli intellettuali, la plebe e la “miseria” della cultura napoletana; 3. Serio e la cultura popolare napoletana; 4. La difesa del dialetto plebeo; 5. La questione del Basile e la decadenza napoletana; 6. L’ epilogo politico ovvero la querelle rivisitata col senno di poi.
“Il libro travalica l' apparente contingenza della "curiosità" e va a collocarsi fra i contributi più notevoli e seri della e sulla cultura di quegli anni”.
(Michele Prisco, in "Il Mattino", 9 settembre 1992).
Euro 15

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Risposta al Dialetto napoletano dell' abate Galiani, ediz. 1995

11.(Su Risposta al Dialetto napoletano dell' abate Galiani, ediz. 1995)
La Risposta al Dialetto napoletano dell’ abate Galiani di Luigi Serio, studio e testo a cura di Domenico Scafoglio, traduzione di Rosa Troiano, seconda edizione notevolmente accresciuta, Salerno, Gentile, pp. 140.
Il 1799 Ferdinando Galiani pubblicò Il dialetto napoletano sostenendo le ragioni di un volgare illustre napoletano da adottare come lingua nazionale del Regno e combattendo la tradizione “bassa” del dialetto di Napoli. Qualche mese dopo Luigi Serio assunse i panni e la parlata plebea di Carmeniello per scrivere e divulgare un Vernacchio (cioè, pernacchio) contro l’ abate Galiani in difesa della lingua e della cultura popolare napoletana, scatenando una delle più violente polemiche del secolo XVIII. Scafoglio ripropone, dopo quasi due secoli, lo scritto dimenticato di Luigi Serio, e fa la storia di quella polemica, rilevandone le complesse implicazioni con i grandi eventi della storia culturale e civile di Napoli, articolando l’ analisi in densi e succosi nuclei tematici: 1. Galiani ovvero una lingua per la nazione napoletana; 2. Gli intellettuali, la plebe e la “miseria” della cultura napoletana; 3. Serio e la cultura popolare napoletana; 4. La difesa del dialetto plebeo; 5. La questione del Basile e la decadenza napoletana; 6. L’ epilogo politico ovvero la querelle rivisitata col senno di poi).
Questa seconda edizione, curata esclusivamente da Domenico Scafoglio, risulta notevolmente accresciuta rispetto alla prima del 1882 e presenta la traduzione italiana di Rosa Troiano.
“Il libro travalica l' apparente contingenza della "curiosità" e va a collocarsi fra i contributi più notevoli e seri della e sulla cultura di quegli anni”.
(Michele Prisco, in "Il Mattino", 9 settembre 1992).
Euro 16

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La Maschera della Cuccagna, 1° ed. 198, Colonnese

12. (Su La Maschera della Cuccagna, 1° ed. 198, Colonnese)
Domenico Scafoglio, La maschera della Cucagna. Spreco, rivolta e sacrificio nel Carnevale napoletano del 1764, Napoli, Colonnese, 1981, pp. 100.
Nell’ anno della fame, in una società in procinto di sgretolarsi, un governo incallito nell’ esercizio del potere offre al popolo una festa singolare, all’ insegna della trasgressione, dello spreco e dell’ impunità regolamentata: l’ illusione dell’ abbondanza fa dimenticare la penuria reale, il saccheggio rituale esorcizza la rivolta, l’ infezione locale preserva il corpo sociale dal contagio della violenza generalizzata. Nella generale deriva, folle di plebei e signori rifondano le condizioni della propria sopravvivenza cercando la salvezza in arcaici riti di penitenza, di mutilazione e di morte. Opera realizzata in controtendenza, non solo per la sua dimensione piacevolmente narrativa, ma anche per la sua capacità di integrare l’ indagine antropologica con la ricerca di archivio e di avvalersi della lezione della storia per superare la contemporanea ossessione classista del “popolare”. Indice: 1. Dall’ utopia popolare alla Cuccagna di Stato; 2. Tanucci ovvero le perplessità della ragione; 3. Le ragioni della fame: il Carnevale violento del 1764.
“Il saggio riassume, con dovizia di documenti e rara finezza di osservazioni, il tragico Carnevale napoletano del 1764”.
(Antonio Ghirelli, "Corriere della Sera", 14 agosto 1981.
… magnifico ed appassionato saggio di mentalità collettiva … Ne vien fuori una nuova storia, un inedito e colorito racconto di azioni, uomini, idee; emerge il dimenticato e il censurato, ritrova posto la complessa e globale umanità delle classi sociali in gioco e nuova luce acquistano tanto le classi popolari che la politica tanucciana e statuale intesa a rifondare l’ ordine …
(Antonio Lotierzo, Il “Te deum” de’ Calabresi, in “Parallelo 38”, 1984, p. 74).
Euro 18

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La Maschera della Cuccagna, 2° ed. 1994, Guida

13. (Su La Maschera della Cuccagna, 2° ed. 1994, Guida)
Domenico Scafoglio, La maschera della Cuccagna. Spreco, rivolta e sacrificio nel Carnevale napoletano del 1764, seconda edizione riveduta, Napoli, Guida, 1994, pp. 109.
Nell’ anno della fame, in una società in procinto di sgretolarsi, un governo incallito nell’ esercizio del potere offre al popolo una festa singolare, all’ insegna della trasgressione, dello spreco e dell’ impunità regolamentata: l’ illusione dell’ abbondanza fa dimenticare la penuria reale, il saccheggio rituale esorcizza la rivolta, l’ infezione locale preserva il corpo sociale dal contagio della violenza generalizzata. Nella generale deriva, folle di plebei e signori rifondano le condizioni della propria sopravvivenza cercando la salvezza in arcaici riti di penitenza, di mutilazione e di morte. Opera realizzata in controtendenza, non solo per la sua dimensione piacevolmente narrativa, ma anche per la sua capacità di integrare l’ indagine antropologica con la ricerca di archivio e di avvalersi della lezione della storia per superare la contemporanea ossessione classista del “popolare”. Indice: 1. Dall’ utopia popolare alla Cuccagna di Stato; 2. Tanucci ovvero le perplessità della ragione; 3. Le ragioni della fame: il Carnevale violento del 1764.
Questa seconda edizione dell’ opera migliora e arricchisce il testo precedentemente edito.
“Il saggio riassume, con dovizia di documenti e rara finezza di osservazioni, il tragico Carnevale napoletano del 1764”.
(Antonio Ghirelli, "Corriere della Sera", 14 agosto 1981.
… magnifico ed appassionato saggio di mentalità collettiva … Ne vien fuori una nuova storia, un inedito e colorito racconto di azioni, uomini, idee; emerge il dimenticato e il censurato, ritrova posto la complessa e globale umanità delle classi sociali in gioco e nuova luce acquistano tanto le classi popolari che la politica tanucciana e statuale intesa a rifondare l’ ordine …
(Antonio Lotierzo, Il “Te deum” de’ Calabresi, in “Parallelo 38”, 1984, p. 74).
Euro 18

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Il gioco della Cuccagna, 3° ed. 2001, Avagliano

14. (Su Il gioco della Cuccagna, 3° ed. 2001, Avagliano)
Domenico Scafoglio, Il gioco della Cuccagna. Spreco e tumulti festivi nella carestia del 1764 a Napoli, terza edizione, Cava de’ Tirreni, Avagliano, p. 124.
Nell’ anno della fame, in una società in procinto di sgretolarsi, un governo incallito nell’ esercizio del potere offre al popolo una festa singolare, all’ insegna della trasgressione, dello spreco e dell’ impunità regolamentata: l’ illusione dell’ abbondanza fa dimenticare la penuria reale, il saccheggio rituale esorcizza la rivolta, l’ infezione locale preserva il corpo sociale dal contagio della violenza generalizzata. Nella generale deriva, folle di plebei e signori r-fondano le condizioni della propria sopravvivenza cercando la salvezza in arcaici riti di penitenza, di mutilazione e di morte. Opera realizzata in controtendenza, non solo per la sua dimensione piacevolmente narrativa, ma anche per la sua capacità di integrare l’ indagine antropologica con la ricerca di archivio e di avvalersi della lezione della storia per superare la contemporanea ossessione classista del “popolare”. Indice: 1. Dall’ utopia popolare alla Cuccagna di Stato; 2. Tanucci ovvero le perplessità della ragione; 3. Le ragioni della fame: il Carnevale violento del 1764.
In questa terza edizione dell’ opera si pubblica il poemetto inedito in lingua napoletana L’ anno de li trivole, con traduzione italiana, a cura di Simona De Luna.
“Il saggio riassume, con dovizia di documenti e rara finezza di osservazioni, il tragico Carnevale napoletano del 1764”.
(Antonio Ghirelli, "Corriere della Sera", 14 agosto 1981.
… magnifico ed appassionato saggio di mentalità collettiva … Ne vien fuori una nuova storia, un inedito e colorito racconto di azioni, uomini, idee; emerge il dimenticato e il censurato, ritrova posto la complessa e globale umanità delle classi sociali in gioco e nuova luce acquistano tanto le classi popolari che la politica tanucciana e statuale intesa a rifondare l’ ordine …
(Antonio Lotierzo, Il “Te deum” de’ Calabresi, in “Parallelo 38”, 1984, p. 74).

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Lazzari e Giacobini, ediz. 1981

15. (Su Lazzari e Giacobini, ediz. 1981)
Domenico Scafoglio, Lazzari e giacobini. La letteratura per la plebe (Napoli 1799), Napoli, Guida, 1980, pp. 160.
Il volume indaga i modi in cui le classi popolari in un preciso momento storico, quello della rivoluzione napoletana del 1799, reagiscono all’ impatto con le innovazioni venute dall’ alto e dall’ esterno, e pone una serie di problemi, concernenti i rapporti tra l’ élite rivoluzionaria e il mob cittadino, su cui non si è mai adeguatamente riflettuto. Nel libro si ricostruiscono i centri di elaborazione della propaganda giacobina, i canali di trasmissione, le strategie comunicative, i temi e i modi della diffusione dei principi repubblicani, prendendo in esame una consistente produzione di fogli volanti rimasti finora sepolti tra i materiali di scarto della storiografia ufficiale. L’ esame di questi materiali, costantemente confrontati con altre fonti documentarie, ha consentito di mettere in una luce nuova i termini del rapporto tra la minoranza giacobina e l’ immensa plebe cittadina, di rivelare la straordinaria capacità dimostrata dai repubblicani di sintonizzarsi sulla cultura popolare e, insieme, la loro inadeguatezza ad assumere le domande più forti dei loro interlocutori plebei e porsi con essi in un rapporto dialettico. Al tempo stesso l’ analisi ha consentito all’ autore di ricostruire la visione del mondo, il linguaggio mitologico e il comportamento politico del “popolo minuto” attraverso gli stessi discorsi in cui essi vengono contestati e strumentalizzati dai giacobini e decodificati secondo gli schemi della cultura intellettuale. Il volume inaugura l’ antropologia storica in Italia. Indice: 1. Dialetto e rivoluzione a Napoli nel 1799; 2. Intellettuali “organici” verso il popolo; 3. I discorsi di un colonnello del popolo; 4. Lazzari e giacobini; 5. Esce Ferdinando, entra Championnet; 6. La borghesia spiega l’ uguaglianza; 7. La democrazia attraverso il Vangelo; 8. Strategia di una retorica plebea, 9. Le gazzette di Gualzetti e Cicconi; 10. La Repubblica cantata alla plebe. Testi: 1. Parlate, Rialoghi e spieghe; 2. I Discurze di Gualzetti; 3. Ngiuriate; 4. Discorsi di Michele ‘o Pazzo.
“Succosissimo saggio, che documenta con i testi alla mano e con osservazioni molto pertinenti le enormi difficoltà che i propagandisti giacobini incontrarono per semplificare in dialetto i concetti di libertà, fratellanza, uguaglianza”.
(Antonio Ghirelli, in "Corriere della Sera", 17 gennaio 1982).
“Al difficile rapporto tra cultura popolare e intellettuali al potere nel 1799 Domenico Scafoglio dedica il suo Lazzari e giacobini, un libro tra i più stimolanti tra quelli proposto o riproposti nel bicentenario della rivoluzione napoletana”.
(Gianni Custodero, in "La gazzetta del Mezzogiorno", 28 novembre 1999).
“Lo sguardo con cui viene analizzata la materia è quello dell' antropologo, che individua temi disciplinari specifici ed utilizza fonti ad essi congeniali, come scritti popolari, letteratura di tradizione orale, diari, fogli volanti, cronache anonime e finora mai studiate. Da questo lavoro di scavo e reinterpretazione emerge un elemento spesso rimosso o trascurato dalla storiografia ufficiale, e cioè proprio il rapporto tra i lazzari e i giacobini”.
(Mirella Armiero, in "Corriere del Mezzogiorno", 20 giugno 1999).
Euro 16

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Lazzari e Giacobini, ediz. 1996

16. (Su Lazzari e Giacobini, ediz. 1996)
Domenico Scafoglio, Lazzari e giacobini. Cultura popolare e rivoluzione a Napoli nel 1799, seconda edizione rivista e ampliata, Salerno, Gentile, 1996, pp. 260
Il volume indaga i modi in cui le classi popolari in un preciso momento storico, quello della rivoluzione napoletana del 1799, reagiscono all’ impatto con le innovazioni venute dall’ alto e dall’ esterno, e pone una serie di problemi, concernenti i rapporti tra l’ élite rivoluzionaria e il mob cittadino, su cui non si è mai adeguatamente riflettuto. Nel libro si ricostruiscono i centri di elaborazione della propaganda giacobina, i canali di trasmissione, le strategie comunicative, i temi e i modi della diffusione dei principi repubblicani, prendendo in esame una consistente produzione di fogli volanti rimasti finora sepolti tra i materiali di scarto della storiografia ufficiale. L’ esame di questi materiali, costantemente confrontati con altre fonti documentarie, ha consentito di mettere in una luce nuova i termini del rapporto tra la minoranza giacobina e l’ immensa plebe cittadina, di rivelare la straordinaria capacità dimostrata dai repubblicani di sintonizzarsi sulla cultura popolare e, insieme, la loro inadeguatezza ad assumere le domande più forti dei loro interlocutori plebei per porsi con essi in un rapporto dialettico. Al tempo stesso l’ analisi ha consentito all’ autore di ricostruire la visione del mondo, il linguaggio mitologico e il comportamento politico del “popolo minuto” attraverso gli stessi discorsi in cui essi vengono contestati e strumentalizzati dai giacobini e decodificati secondo gli schemi della cultura intellettuale. Indice: Cultura popolare e rivoluzione a Napoli nel 1799: 1. Strutture organizzative e forme della propaganda repubblicana tra la plebe; 2. Intellettuali “organici” verso il popolo; 3. Esce Ferdinando, entra Championnet; 4. La scena della politica. Liturgie civili e religiose; 5. Lazzari e giacobini; 6. La borghesia spiega l’ uguaglianza; 7. Il Cristo disarmato ovvero la democrazia attraverso il Vangelo; 8. Strategia di una retorica plebea; 9. I discorsi del lazzaro fatto colonnello; 10. Due gazzette per il popolo; 11. Versi da cantare e recitare. Testi: 1. Parlate, rialoghi e spieghe; 2. I “Discurze” di Gualzetti; 3. Versi e canti; 4. Appendice: Discorsi di Michele ‘o Pazzo. Questa seconda edizione dell’ opera, a parte l’ aggiunta di nuovi materiali, ripropone fondamentalmente il testo della prima edizione del 1981, con una maggiore attenzione alla dimensione rituale e simbolica, e con gli aggiornamenti che lo scorrere del tempo ha reso necessari.
“Succosissimo saggio, che documenta con i testi alla mano e con osservazioni molto pertinenti le enormi difficoltà che i propagandisti giacobini incontrarono per semplificare in dialetto i concetti di libertà, fratellanza, uguaglianza”.
(Antonio Ghirelli, in "Corriere della Sera", 17 gennaio 1982).
“Al difficile rapporto tra cultura popolare e intellettuali al potere nel 1799 Domenico Scafoglio dedica il suo Lazzari e giacobini, un libro tra i più stimolanti tra quelli proposto o riproposti nel bicentenario della rivoluzione napoletana”.
(Gianni Custodero, in "La gazzetta del Mezzogiorno", 28 novembre 1999).
“Lo sguardo con cui viene analizzata la materia è quello dell' antropologo, che individua temi disciplinari specifici ed utilizza fonti ad essi congeniali, come scritti popolari, letteratura di tradizione orale, diari, fogli volanti, cronache anonime e finora mai studiate. Da questo lavoro di scavo e reinterpretazione emerge un elemento spesso rimosso o trascurato dalla storiografia ufficiale, e cioè proprio il rapporto tra i lazzari e i giacobini”.
(Mirella Armiero, in "Corriere del Mezzogiorno", 20 giugno 1999).
Euro 20

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Lazzari e giacobini, ediz. 1999

17. (Su Lazzari e giacobini, ediz. 1999)
Domenico Scafoglio, Lazzari e giacobini. Cultura popolare e rivoluzione a Napoli nel 1799, terza edizione rivista e ampliata, Napoli, L’ ancora, 1999, pp. 206
Il volume indaga i modi in cui le classi popolari in un preciso momento storico, quello della rivoluzione napoletana del 1799, reagiscono all’ impatto con le innovazioni venute dall’ alto e dall’ esterno e pone una serie di problemi, concernenti i rapporti tra l’ élite rivoluzionaria e il mob cittadino, su cui non si è mai adeguatamente riflettuto. Nel libro si ricostruiscono i centri di elaborazione della propaganda giacobina, i canali di trasmissione, le strategie comunicative, i temi e i modi della diffusione dei principi repubblicani, prendendo in esame una consistente produzione di fogli volanti rimasti finora sepolti tra i materiali di scarto della storiografia ufficiale. L’ esame di questi materiali, costantemente confrontati con altre fonti documentarie, ha consentito di mettere in una luce nuova i termini del rapporto tra la minoranza giacobina e l’ immensa plebe cittadina, di rivelare la straordinaria capacità dimostrata dai repubblicani di sintonizzarsi sulla cultura popolare e, insieme, la loro inadeguatezza ad assumere le domande più forti dei loro interlocutori plebei e porsi con essi in un rapporto dialettico. Al tempo stesso l’ analisi ha consentito all’ autore di ricostruire la visione del mondo, il linguaggio mitologico e il comportamento politico del “popolo minuto” attraverso gli stessi discorsi in cui essi vengono contestati e strumentalizzati dai giacobini e decodificati secondo gli schemi della cultura intellettuale. Indice: 1. Andare verso il popolo. L’ organizzazione della propaganda tra la plebe; 2. Il tuffo nella folla; 3. Esce Ferdinando, entra Championnet; 4. La scena della politica. Liturgie civili e religiose; 5. Dialoghi nelle piazze. La libertà giacobina e quella degli altri; 6. L’ uguaglianza spiegata alla plebe. Ancora l’apologo di Meneio Agrippa; 7. La Repubblica e il Vangelo. Il Cristo democratico; 8. Strategia di una retorica plebea; 9. Michele il Pazzo parla al popolo dei lazzari; 10. Due gazzette per il popolo; 11. La Repubblica cantata alla plebe; Testi: 1. “Parlate”, “rialoghi” e” spieghe”; 2. I “discurze” di Gualzetti; 3. Versi da cantare e recitare; 4. I discorsi di Michele ‘o Pazzo. Questa terza edizione dell’ opera ripropone nelle linee essenziali il testo della seconda edizione, arricchito di alcuni nuovi contributi, tra cui si fa apprezzare in modo particolare un capitolo dedicato alla rivoluzione culturale della minoranza radicale e alla sua repressione da parte dei repubblicani al potere.
“Succosissimo saggio, che documenta con i testi alla mano e con osservazioni molto pertinenti le enormi difficoltà che i propagandisti giacobini incontrarono per semplificare in dialetto i concetti di libertà, fratellanza, uguaglianza”.
(Antonio Ghirelli, in "Corriere della Sera", 17 gennaio 1982).
“Al difficile rapporto tra cultura popolare e intellettuali al potere nel 1799 Domenico Scafoglio dedica il suo Lazzari e giacobini, un libro tra i più stimolanti tra quelli proposto o riproposti nel bicentenario della rivoluzione napoletana”.
(Gianni Custodero, in "La gazzetta del Mezzogiorno", 28 novembre 1999).
“Lo sguardo con cui viene analizzata la materia è quello dell' antropologo, che individua temi disciplinari specifici ed utilizza fonti ad essi congeniali, come scritti popolari, letteratura di tradizione orale, diari, fogli volanti, cronache anonime e finora mai studiate. Da questo lavoro di scavo e reinterpretazione emerge un elemento spesso rimosso o trascurato dalla storiografia ufficiale, e cioè proprio il rapporto tra i lazzari e i giacobini”.
(Mirella Armiero, in "Corriere del Mezzogiorno", 20 giugno 1999).

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Michele 'o Pazzo e la Repubblica Partenopea


18. (Su Michele 'o Pazzo e la Repubblica Partenopea)
Domenico Scafoglio, Michele ‘o Pazzo e la Repubblica partenopea, Casamicciola, Valentino, 2000, pp. 101
E’ ricostruita la storia di Michele Marino, il capo dei lazzari che, dopo aver eroicamente guidato la resistenza dei napoletani all’ occupazione francese, passò col suo seguito dalla parte dei giacobini, fu colonnello dell’ esercito francese, nonché oratore popolare per la Repubblica, e venne ferocemente suppliziato dai sanfedisti dopo la caduta di Napoli. Una storia epica e tragica, che, interamente ignorata dalla storiografia ufficiale, viene da Scafoglio restituita alla memoria della Rivoluzione partenopea, aprendo la possibilità di una lettura del tutto inedita dell’ intera tragedia del Novantanove. Indice: 1. I lazzari; 2. Michele ‘o Pazzo; 3. L’ anarchia popolare; 4. Da capolazzaro a colonnello dell’ esercito francese; 5. L’ “abbraccio fraterno”: i lazzari repubblicani; 6. L’ opera di Michele Marino; 7. L’ oratore popolare; 8. La fine; 9. Damnatio memoriae; 10. Il mito risorgimentale. Versi e romanzi per Michele il Pazzo. Testi: 1. Adolfo Stahr: L’ incontro di Michele Marino e Championnet; Congiure e intrighi; L’ ultima resistenza e la morte; 2. Alexandre Dumas: Michele il Pazzo fa propaganda; Gli scrupoli di Michele.
“Questo libro ha in sé una vis polemica capace di scuotere l' establishment storiografico arroccato nei suoi fortini e, soprattutto, nei suoi convincimenti. "Non ho ancora letto il libro di Scafoglio, uno studioso che apprezzo - spiega lo storico Pasquale Villani - ma conosco le sue idee in proposito. L' invito ad approfondire lo studio dei comportamenti del popolo napoletano è più che opportuno, a patto, però, che non si abbia voglia di ribaltare il senso consolidato della storia. E in verità non mi pare che questo sia l' intento di Scafoglio”. Il libro si legge di un fiato, anche perché le gesta del capopolo coinvolgono anche emotivamente”.
(Carlo Franco, in "Corriere del Mezzogiorno", 30 aprile 2000).

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Il Te Deum de' Calabresi, 1° ediz. 1983

19. (Su Il Te Deum de' Calabresi, 1° ediz. 1983)
Domenico Scafoglio, Il Te Deum de’ Calabresi attribuito a Cardone, studio e testo, Napoli, Athena, 1983, pp. 99
L’opera che qui si presenta nacque a cavallo del 1799 a Napoli, scritta in un singolare dialetto calabrese da un misterioso Cardone, che alcuni ritengono lucano, altri di Bagnara Calabra; messa in musica, probabilmente da Paisiello, veniva “cantata in coro da tutti i patrioti”. Il Te Deun de’ Calabresi si può leggere per la prima volta in una lezione corretta, che si avvale della conoscenza di nuove lezioni prima sconosciute, accompagnato da una traduzione e da un commento linguistico che lo rendono finalmente comprensibile e da una interpretazione che gli restituisce la pregnanza dei suoi significati e il suo fascino. Ludico e angosciato, irreligioso e biblico, osceno e sublime, questo inno, che Benedetto Croce disse “terribile e bellissimo”, rimane l’ unica voce poetica all’ altezza della tragedia vissuta dal movimento giacobino nel Mezzogiorno d’ Italia. Indice: 1. Questioni cronologiche e strategie di lettura; 2. La letteratura antiborbonica e il “Te Dem de’ Calabresi”; 3. La prima parte dell’ inno; 4. L’ Aggiunta ovvero la pronografia della reazione; 5. Gli usi del dialetto calabrese nella tradizione letteraria napoletana e il “Te Deum de’ Calabresi”; 6. Sull’ autore; 7. Sulla tradizione del testo; Testo del “Te Deum de’ Calabresi”.
“E’ un testo di cui finora non si erano affrontati i complessi problemi variantistici e testuali, oltre la lingua, la datazione, l’ identificazione dell’ autore, temi trattati da Scafoglio con robusta passione (…) In questo studio, godibile e incalzante, Scafoglio mette a fuoco una macchina metodologica costruita pazientemente in un decennio di sodo lavoro basato sia su approfondimenti teorici interdisciplinari – utilizzando specie le scienze umane francesi – e sia su scavi del materiale documentario inedito impolverato delle biblioteche meridionali le più varie (…) E’ questa lezione metodologica che infuoca la lettura scafogliana del “Te Deum” de’ Calabresi”.
(Antonio Lotierzo, Il “Te Deum” de’ Calabresi, in “Parallelo 38, 1984, pp. 71-75).
“Accuratissime precisazioni culturali e filologiche, l' influsso documentato di Bayle e di Voltaire, il delicato ed ambiguo problema dell' utilizzazione parodistica del dialetto calabrese, quello più tecnico, ma non meno difficile, della tradizione del testo”.
(Raffaele Colapietra, in “Giornale Critico della Filosofia Italiana”, gennaio-aprile 1986).
“Contributo importante ai fini della ricognizione e della riscoperta della letteratura giacobina fiorita a Napoli alla fine del 1700 è questo lavoro di Domenico Scafoglio, il quale, oltre a fare il punto, con un' ampia e documentata immagine, su varie questioni (identità dell' autore, datazione, ecc.), offre un esempio interessante di metodologia tesa a confrontare continuamente analisi del testo (linguaggio e immagini) e analisi storico-comportamentale riguardo al gruppo sociale preso in esame”.
(Anna Santoro, in "Esperienze letterarie", Napoli, 1983, n. 3).
“E' riproposta l' opera più bella della letteratura giacobina del Mezzogiorno … Il testo è restaurato con una cura estrema, tradotto con fedeltà e precisione e accompagnato da un commento linguistico che lo rende trasparente”.
(Mario De Bonis, in "Periferia". settembre-dicembre 1983)
“Questo libro di Domenico Scafoglio merita grande attenzione soprattutto per due motivi: discutendo con competenza la tradizione del testo, ci dà, di esso, una lezione corretta, l' unica (finora); e poi perché lo stesso oggetto di studio, il Te Deum de' Calabresi, di per sé ci dice che chi ha operato tale scelta è una mente molto sveglia, ed è tanto in un panorama di accademica e cattedratica mediocrità”.
(Armando Gambetta, in "La tela del ragno", aprile-settembre 1874).
Euro 18

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Te Deum de’ Calabresi, 2° ediz. Del 1999


20. (Sul Te Deum de’ Calabresi, 2° ediz. Del 1999)
Domenico Scafoglio, Te Deum per un massacro. Napoli prima e dopo il 1799, studio e testo, seconda edizione rivista ed arricchita, Cava de’ Tirreni, Avagliano, 1999, pp. 110
L’ opera che qui si presenta nacque a cavallo del 1799 a Napoli, scritta in un singolare dialetto calabrese da un misterioso Cardone, che alcuni ritengono lucano, altri di Bagnara Calabra; messa in musica, probabilmente da Paisiello, veniva “cantata in coro da tutti i patrioti”. Il Te Deun de’ Calabresi si può leggere per la prima volta in una lezione corretta, che si avvale della conoscenza di nuove lezioni prima sconosciute, accompagnato da una traduzione e da un commento linguistico che lo rendono finalmente comprensibile e da una interpretazione che gli restituisce la pregnanza dei suoi significati e il suo fascino. Ludico e angosciato, irreligioso e biblico, osceno e sublime, questo inno, che Benedetto Croce disse “terribile e bellissimo”, rimane l’ unica voce poetica all’ altezza della tragedia vissuta dal movimento giacobino nel Mezzogiorno d’ Italia. Indice: 1. Questioni cronologiche e strategie di lettura; 2. La letteratura antiborbonica e il “Te Dem de’ Calabresi”; 3. La prima parte dell’ inno; 4. L’ Aggiunta ovvero la pronografia della reazione; 5. Gli usi del dialetto calabrese nella tradizione letteraria napoletana e il “Te Deum de’ Calabresi”; 6. Sull’ autore;7. Sulla tradizione del testo; Testo del “Te Deum de’ Calabresi”.
Questa seconda edizione risulta arricchita di nuovi contributi critici su aspetti sconosciuti della Rivoluzione del 1799 e presenta in appendice nuove lezioni.
“E’ un testo di cui finora non si erano affrontati i complessi problemi variantistici e testuali, oltre la lingua, la datazione, l’ identificazione dell’ autore, temi trattati da Scafoglio con robusta passione (…) In questo studio, godibile e incalzante, Scafoglio mette a fuoco una macchina metodologica costruita pazientemente in un decennio di sodo lavoro basato sia su approfondimenti teorici interdisciplinari – utilizzando specie le scienze umane francesi – e sia su scavi del materiale documentario inedito impolverato delle biblioteche meridionali le più varie (…) E’ questa lezione metodologica che infuoca la lettura scafogliana del “Te Deum” de’ Calabresi”.
(Antonio Lotierzo, Il “Te Deum” de’ Calabresi, in “Parallelo 38, 1984, pp. 71-75).
“Accuratissime precisazioni culturali e filologiche, l' influsso documentato di Bayle e di Voltaire, il delicato ed ambiguo problema dell' utilizzazione parodistica del dialetto calabrese, quello più tecnico, ma non meno difficile, della tradizione del testo”.
(Raffaele Colapietra, in “Giornale Critico della Filosofia Italiana”, gennaio-aprile 1986).
“Contributo importante ai fini della ricognizione e della riscoperta della letteratura giacobina fiorita a Napoli alla fine del 1700 è questo lavoro di Domenico Scafoglio, il quale, oltre a fare il punto, con un' ampia e documentata immagine, su varie questioni (identità dell' autore, datazione, ecc.), offre un esempio interessante di metodologia tesa a confrontare continuamente analisi del testo (linguaggio e immagini) e analisi storico-comportamentale riguardo al gruppo sociale preso in esame”.
(Anna Santoro, in "Esperienze letterarie", Napoli, 1983, n. 3).
“E' riproposta l' opera più bella della letteratura giacobina del Mezzogiorno … Il testo è restaurato con una cura estrema, tradotto con fedeltà e precisione e accompagnato da un commento linguistico che lo rende trasparente”.
(Mario De Bonis, in "Periferia". settembre-dicembre 1983)
“Questo libro di Domenico Scafoglio merita grande attenzione soprattutto per due motivi: discutendo con competenza la tradizione del testo, ci dà, di esso, una lezione corretta, l' unica (finora); e poi perché lo stesso oggetto di studio, il Te Deum de' Calabresi, di per sé ci dice che chi ha operato tale scelta è una mente molto sveglia, ed è tanto in un panorama di accademica e cattedratica mediocrità”.
(Armando Gambetta, in "La tela del ragno", aprile-settembre 1874).
Euro 19

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Le letterature popolari


21. (Su Le letterature popolari)
Domenico Scafoglio (a cura di), Le letterature popolari. Prospettive di ricerca e nuovi orizzonti teorico-metodologici, Atti del Convegno di Fisciano-Ravello 1997, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2002, pp. 418.
Nel corso del Convegno di cui si pubblicano gli atti in questo volume cinquanta antropologi italiani e stranieri relazionano sulle letterature popolari ai nostri giorni. Oltre ad alcuni contributi, che hanno confermato la validità e la persistente attualità di strumenti teorico-metodologici e di pratiche di ricerca e di studio ancorati a tradizioni consolidate (si tratta, tra l’altro, di approcci strutturalistici, semiologici, psicoanalitici, sociologici, a tematiche concernenti la narrativa popolare, la letteratura enigmatica, il sapere dei cantastorie, e così via), i relatori hanno disegnato i nuovi scenari che si aprono in questo settore di studi, affrontando problematiche concernenti le scritture popolari, il folkore metropolitano, i linguaggi e le scritture delle migrazioni, i rapporti tra oralità e scrittura, le “contaminazioni” tra letteratura e antropologia. Nello stesso spirito innovativo sono state rivisitate questione mai abbastanza chiarite, quali quella dei rapporti tra la letteratura di massa e la cultura popolare, tra cultura orale e cultura della stampa, nonché quella delle forme nuove di espressività popolare, non sempre e non ancora agevolmente riconoscibili. La geografia delle analisi è risultata assai ampia, grazie anche ai contributi degli studiosi che si sono occupati delle letterature popolari di aree extraeuropee. Sono stati altresì approfonditi problemi di carattere epistemologico e metodologico concernenti in modo particolare la costruzione del testo etnografico, i rapporti tra antropologia ed ermeneutica, tra linguaggio scientifico e linguaggio letterario. La pubblicazione è curata da Domenico Scafoglio, che ha ideato e promosso il Convegno.

“La tradizione narrativa popolare è stata investigata nella sua molteplicità di manifestazioni, con una speciale attenzione ai nuovi scenari delle scritture popolari: alle nuove affabulazioni metropolitane, ai linguaggi dell' erranza (dal viaggio all' emigrazione), alle canzonette, agli slogan sindacali, alle parole d' ordine operaie. Lo spazio delle espressioni popolari è stato dilatato oltre il confine geografico italiano: alla Polonia, come al Perù, a Cuba o al Brasile”.
(Rosa Martucci, in "Lares", ottobre-dicembre 2002)
Euro 30

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Cronache del brigantaggio di V. Padula


22. (Su Cronache del brigantaggio di V. Padula)
Domenico Scafoglio (a cura di) Cronache del brigantaggio in Calabria di Vincenzo Padula, con studio introduttivo e testo, Napoli, Athena, 1974, pp. XXXII-133
Tra il 1864 e il 1865 il demoantropologo Vincenzo Padula pubblicava “a caldo” sul suo giornale, “Il Bruzio”, le cronache dei fatti briganteschi della provincia di Cosenza e dintorni, insieme a riflessioni importanti sullo stesso tema. Scafoglio ha raccolto questi scritti in questo volume, che costituisce il corpus orgasnico degli scritti paduliani sul brigantaggio. L’ introduzione di Scafoglio (Le cronache tra storia e romanzo), dopo aver rivendicato analiticamente i pregi letterari di questi testi, ricostruisce in tutta la sua complessità la posizione di Padula, che all’ individuazione coraggiosa delle cause sociali del fenomeno, alla denuncia delle responsabilità della classe dirigente e dei guasti operati dalla feroce repressione militare associa la condanna della guerriglia e perfino l’ approvazione delle leggi speciali. Ma Scafoglio mostra ancora che, dove le ragioni dell’ uomo e dell’ artista prendono il sopravvento su quelle dell’ ideologia e della politica, la cronaca assume i modi dell’ epica e i briganti diventano eroi dimidiati, cui lo scrittore nega la dignità di combattenti per una causa giusta, al tempo stesso in cui si lascia affascinare da alcune loro doti di umanità e dalla grandezza di una lotta impari, condotta nella certezza della sconfitta e nel disprezzo della morte. In apertura una nota di Antonio Piromalli.
“Dalla precisa e attentissima ricognizione della logica politica che presiede alle pagine paduliane sul brigantaggio, lo Scafoglio trae elementi e motivi che delimitano la posizione ideologica dello scrittore di Acri”.
(Giuseppe Leone, in "Calabria/Cultura", luglio-dicembre 1874).
“Le ampie e dettagliate introduzioni ci sembra contengano validi elementi per una guida seria alla lettura di queste pagine”.
(Giuseppe Costanzo, in "Rinascita", 17 gennaio 1975.

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Pulcinella. Il potere della parola


23. (Su Pulcinella. Il potere della parola)
Domenico Scafoglio, Pulcinella. Il potere della parola, Fisciano, CUES, 2003, pp. 156
Si ripropone in un volume a parte, cogli aggiornamenti che il tempo ha reso necessari, Il potere della parola, di Domenico Scafoglio, che costituisce una parte fondamentale dell’ opera maggiore Pulcinella. Il mito e la storia, del 1992. Viene ricostruita accuratamente la storia di quattro secoli di linguaggio pulcinellesco, calibrando abilmente il rapporto tra diacronia e sincronia, analisi strutturale e trasformazioni storiche. Un capitolo solido e innovativo sulla storia del teatro comico e sull’ essenza della comicità. Indice: 1. Il dialogo senza dialogo; 2. Il discorso alla rovescia e i racconti dell’ incongruo; 3. L’ equivoco verbale; 4. La manipolazione lessicale; 5. Il nonsenso, la tautologia, il paradosso; 6. L’ anima barocca, Glossario.

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Per forza o per amore

24. (Su Per forza o per amore)
Simona De Luna (a cura di), Per forza o per amore. Brigantesse dell’ Italia postunitaria, Catalogo della Mostra, Cava de’ Tirreni, Marlin, 2008, pp. 30.
Per forza o per amore – Brigantesse dell’ Italia postunitaria è il catalogo, curato da Simona De Luna, dell’ omonima Mostra, ideata nel 2008 da Domenico Scafoglio e realizzata con la collaborazione del personale del Laboratorio Antropologico dell’ Università di Salerno. Vi sono riprodotti immagini e testi della Mostra, preceduti da saggi introduttivi di D. Scafoglio e S. De Luna. Indice: 1. Un invito a riscrivere l’ identità nazionale; 2. Amazzoni contadine; 3. Anagrafe delle immagini; 4. Sezione prima: le brigantesse dell’ Italia postunitaria; 5. Sezione seconda: la vita alla macchia; 6. Sezione terza: rappresentazioni.
“Una sorta di bomba etnografica sul problema storiografico dell' identità italiana, costruita sul silenzio e su molte omissioni, che non riguardano tanto contrapposizioni tra filoborbonici e filounitari, quanto la dignità della memoria, tra l' altro, di quasi centomila morti rimasti idealmente insepolti”.
(Donatella Trotta, in "Il Mattino", 5 dicembre 2007)
“L' album alterna ai testi di due specialisti come Simona De Luna e Domenico Scafoglio un prezioso e raro apparato iconografico, che costituisce una sorpresa per chi, pur interessandosi al fenomeno del brigantaggio, non immaginava quanta parte vi avesse l' elemento femminile. Momento conclusivo di una lunga e documentata ricerca, quest' opera riapre il discorso sul brigantaggio da un punto di vista inedito, invitandoci a fare i conti col nostro passato”.
(Anonimo, in "Il Denaro", 6/9/2008)
Euro 12

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Fascismo sui muri


25.(Su Fascismo sui muri)
Domenico Scafoglio – Geppina Cianflone, Fascismo sui muri. Le scritte murali neofasciste di Napoli, Napoli, Guida, 1976, pp. 122
Questo libro, che inaugura gli studi sulle scritte murali, è al tempo stesso un contributo alla conoscenza del neofascismo degli anni settanta attraverso la raccolta, la classificazione e l’ interpretazione di un materiale per la prima volta sottoposto a una lettura scientifica. Gli autori conducono una analisi minuziosa e puntuale dei meccanismi di strutturazione e delle tecniche di persuasione di un particolare linguaggio murale, quello dei gruppi extraparlamentari di destra, e dell’ orizzonte culturale in cui esso si situa all’ interno della città di Napoli. Indice: Guida alla lettura: 1. Il libro dei muri: lo specifico del graffito politico; 2. Tra poesia e persuasione: le strutture formali; 3. Un linguaggio mentecatto: la scritta murale neofascista; 4. La gloria, la violenza, il calcolo: i temi e i valori. Le scritte murali: 1. Classificazione delle scritte; 2. Classificazione per quartiere; Indice lessicale; Indice dei nomi, delle forze politiche e dei gruppi.
“Tutto il materiale fascista raccolto è stato scrupolosamente vagliato, catalogato, suddiviso per aree tematiche e anatomizzato secondo le tecniche più agguerrite e avanzate dell' analisi semantica, linguistica, strutturale e socio-ideologica”.
(Michele Sovente, in “Il Nostro Tempo”, 29 agosto 1976).
“Analisi minuziosa e puntuale dei meccanismi di strutturazione delle scritte murali”.
(Francesco Fuschini, in "Il Resto del Carlino", 27 agosto 1976.
“L' analisi antropologica della scritta murale, anche se di solito trascurata, fornisce un notevole contributo alla conoscenza del messaggio neofascista”.
(Sergio De Gregorio, in "Paese Sera", 30 dicembre 1977).

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V. Padula - Storia di una censura

26. (Su V. Padula - Storia di una censura)
Domenico Scafoglio, Vincenzo Padula. Storia di una censura, Roma-Cosenza, Lerici, 1979, pp. 240
Vincenzo Padula (1819-1893), scrittore, giornalista, demoantropologo, linguista, filosofo è rimasto per oltre un secolo un autore emarginato all’ interno della cultura italiana. Il libro, attraverso un lavoro certosino di scavo, condotto su documenti e testi per la prima volta portati alla luce, ripercorre la storia di questa emarginazione, e ricerca le ragioni di ordine personale, ideologico, morale, politico, religioso che furono all’ origine di quella che eufemisticamente ancora si dice “sfortuna”. Pur trattandosi di un’ opera dedicata esclusivamente al caso Padula, i risultati dell’ indagine esemplarmente ci illuminano non solo sui rischi di incomprensione che la critica letteraria normalmente corre, ma anche sulle tecniche più o meno silenziose di occultamento e sui meccanismi censori che solitamente l’ organizzazione della cultura e gli apparati di potere esercitano sugli intellettuali “disorganici”o portatori di una diversità inquietante. Indice: 1. L’ impossibile ascesa di uno scrittore irregolare; 2. Sfortuna del “Bruzio” nella nuova Italia; 3. De Sanctis: “troppo natura, troppo senso”; 4. L’ uomo e il poeta nella critica minore 1878-96; 5. Croce: un’ apologia rientrata; 6. La critica minore del primo Novecento; 7. Muscetta ovvero un Padula per le battaglie democratiche; 8. Gli ultimi ventott’ anni tra riscoperta e mito; Schede di storia della critica.
“Scafoglio ha ripercorso minutamente i diversi momenti attraverso cui il rifiuto di riconoscere Padula si è realizzato, magari sotto le mentite spoglie di parziali riconoscimenti e di forzate ammissioni di merito. Come sempre accade in questi casi e comunque solo nei casi che hanno vero rilievo, la storia della critica intorno ad un autore diventa un campione ridotto, ma ampiamente significativo, di una più generale storia della critica: storia magari delle sue ossessioni e dei suoi pregiudizi”.
(Tarciso Tarquini, in "Avanti", 23 marzo 1980).
“Scafoglio è penetrato con sagacia nella produzione di Padula, precisandone la collocazione, sia per quanto riguarda i problemi del brigantaggio, del mondo contadino e più in generale dei nodi sociali del Mezzogiorno all' indomani dell' Unità, sia per quanto riguarda la poesia ludico-erotica, che rappresenta un aspetto essenziale della personalità paduliana, nonché un capitolo delle sue disavventure editoriali”.
(Paolo Alatri, in "Il Messaggero", 23 aprile 1980).
“Concordiamo con Scafoglio e riteniamo che il suo lavoro segni un punto fondamentale negli studi sul Padula e meriti di essere attentamente studiato e meditato”.
(Giuseppe Abruzzo, in "Confronto", febbraio 1980).
Euro 25

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Le parole e il potere


27. (Su Le parole e il potere)
Domenico Scafoglio – Geppina Cianflone, Le parole e il potere. L’ ideologia del vocabolario italiano, Firenze, D’ Anna, 1977, pp. 127
Anche quando si propongono ambiziosi obiettivi di completezza, i vocabolari in uso della lingua italiana non accolgono mai tutte le parole né tutti i significati delle parole. Questi strumenti, apparentemente neutri, effettuano – a livello di definizione e di esemplificazione degli usi linguistici – un controllo ideologico che passa attraverso l’ assegnazione al segno linguistico di un significato di parte, lo screditamento della lingua parlata, l’ espunzione di intere fette di esperienza: il dizionario non si limita a definire e a descrivere, ma anche censura, condanna, suggerisce, dissuade, consiglia, secondo tecniche che in questo lavoro senza precedenti si cerca di individuare; al limite, esso rischia di essere l’ inventario dei luoghi comuni e del qualunquismo dei ceti medi italiani, la codificazione di un linguaggio devitalizzato, astratto, lontano dalla pratica sociale. Indice: Tecniche di manipolazione dei significati: 1. La definizione univoca; 2. Il pluralismo fazioso della definizione; 3. Il commento ideologico sulla definizione; 4. Tecniche di occultamento; 5. Le connotazioni ideologiche della figura; 6. I buoni esempi del vocabolario. L’ ideologia del vocabolario: 1. La cultura e il gusto estetico; 2. La lotta politica; 3. Le classi subalterne; 4. I “diversi”; La religione; 5. Il sesso; L’ amore; La donna. Antologia delle voci.
“Uno studio originale, che merita di essere conosciuto” … una catalogazione scrupolosa e interessante, che dimostra, con un' analisi comparata, come alcune parole siano tabuizzate, altre vengano alterate nella loro valenza semantica, altre infine siano privilegiate tenendo conto del momento storico”.
(Edoardo Ballone, in "Tuttolibri", 29 aprile 1978).
“L' analisi è una efficace lezione di sociologia per il lettore (e per il linguista), volta a demistificare l' ideologia variamente conservatrice e/o reazionaria dei vocabolari scolastici italiani, riflessa nelle scelte e nelle omissioni di termini e significati. Siamo grati agli autori per avere efficacemente illuminato un aspetto importante di strumenti "di largo consumo" nelle scuole e fra le persone colte, quali sono i dizionari, a cui la linguistica italiana non ha finora prestato la dovuta attenzione”.
(Salvatore Claudio Sgroi, in "Studi italiani di linguistica teorica ed applicata". 1981, nn. 1-2-3).
Euro 12

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Le radici dell’ albero


28.(Su Le radici dell’ albero)
Domenico Scafoglio, Le radici dell’ albero, Salerno, Gentile, 1994, pp. 94
Attento resoconto etnografico di un culto arboreo sopravvissuto fino ai nostri giorni in un piccolo paese sperduto sui monti calabresi del Pollino, con una interpretazione che non lascia nulla di inesplorato. Il titolo ammicca contrastivamente all’ albero senza radici dei rituali giacobini. Indice: I. Su alcune interpretazioni della festa del “maggio”; II. I preliminari: 1. La scelta dell’ abete; 2. Ilo taglio dell’ albero; III. Il primo giorno di festa: 1. Altra lavorazione e utensileria; 2. Altri alberi, alberelli e pali sacri e profani; 3. Il trascinamento ovvero il gioco del pericolo; 4. Le soste, il vino, l’ ebbrezza; 5. L’ arrivo; IV. Il secondo giorno di festa: 1. L’ allestimento della cima; 2. Lavorazione del palo e ricomposizione dell’ albero; 3. L’ oscenità rituale; 4. L’ innalzamento dell’ albero; 5. Axis mundi. Il rito di fondazione; 6. Il momento ecclesiale: la processione; 7. L’ incanto dello sperpero; 8. La Cuccagna; 9. Festa come gara e gara come festa; 10. I cacciatori, il sangue e S. Alessandro; 11. Divieti e trasformazioni; 12. Altre trasformazioni. Scalatori e cacciatori; 13. La distruzione dell’ albero; 14. La Chiesa e l’ albero di Alessandro.
Euro 10

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Antropologia e letteratura, vol. I


29.(Su Antropologia e letteratura, vol. I)
Domenico Scafoglio, Antropologia e letteratura, vol. I, Saggi 1977-1995, Salerno, Gentile, 1996, pp. 200
La prima raccolta dei saggi principali di Domenico Scafoglio, che hanno inaugurato le ricerche di antropologia letteraria in Italia. Tra di essi, gli studi sulla narrativa erotica popolare e i saggi su Lévy-Bruhl come fonte fondamentale di Carlo Levi, su Corrado Alvaro e il cambio culturale, sugli scontri di culture e il disagio sociale nel post-Risorgimento, su Bachtin e il carnevalesco, sullo sguardo dei conquistatori francesi sul Meridione, su Scotellaro, i gesuiti e la memoria contadina. Due settori sono dedicati alla maschera di Pulcinella (Un grande mediatore culturale; La Vecchia del Carnevale e Maupassant) e a all’ antropologia di Vincenzo Padula (Presenza della cultura europea in Vincenzo Padula; Conflitti culturali e linguistici nell’ Italia postunitaria).
Euro 20

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Antropologia e letteratura, vol. II

30.(Su Antropologia e letteratura, vol. II)
Domenico Scafoglio, Antropologia e letteratura, vol. II, Saggi 1985-2000, Salerno, Gentile, 2000, pp. 170
Studi di antropologia letteraria sulle tradizioni di teatro comico, i generi letterari, la letteratura trasgressiva, il lavoro solitario dello scrittore antropologo Vincenzo Padula, la teoria antropologica. Saggi principali: Il letterario come altro; L’ antropologo come straniero; Pulcinella/Polichinelle: metodologia e prospettive di ricerca; Pahlavan Kacal, l’ eroe pelato; Kerényi, Jung e il briccone divino; Fare frasi: paremiologia e poetica; L’ indovinello equivoco in Europa; La bambola nella narrativa europea.
Euro 20

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Antropologia e letteratura, vol. III


31. (Su Antropologia e letteratura, vol. III)
Domenico Scafoglio, Antropologia e letteratura, vol. III, Saggi 1979-2002, Salerno, Gentile, 2002, pp. 159
Studi sul romanzo, il racconto erotico, gli altrove reali e inventati, le feste violente, la traduzione, l’ illuminismo meridionale: indagini originali su territori sommersi, tra l’ antropologia letteraria, l’ antropologia storica, l’ antropologia della sessualità, il pensiero filosofico. Saggi principali: Partire e/è morire: un romanzo distrutto da Gramsci; Un lato oscuro della Rivoluzione: intervento su un convegno sul Novantanove; Per una antropologia della sessualità: note storiche su una demologia sommersa; L’ immaginario erotico nei racconti orali; La festa crudele: una lettura non funzionalista dello charivari; Sugli altrove immaginari: presentazione di un convegno; Il Pentamerone di Giambattista Basile tradotto da Benedetto Croce; Il carro e la falce: tradizione e rivoluzione; Le tentazioni dell’ abate Jerocades
Euro 20

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Poesia erotica popolare in Calabria


32.(Su Poesia erotica popolare in Calabria)
Domenico Scafoglio, Poesia erotica popolare in Calabria, studio e testi, Cosenza, Brenner, 1980, pp. 138
Il volume raccoglie testi poetici pressoché sconosciuti di tradizione orale, che, oltre a rispecchiare le pratiche più segrete dell’ intimità sessuale, illuminano le zone più oscure del desiderio e le sue connessioni profonde col senso della vita tradizionale. Le poesie (che un tempo erano canti) sono accompagnate da una limpida traduzione. Il saggio introduttivo (Vita sessuale e poesia erotica in una sicietà tradizionale), pur nella piacevolezza e godibilità del linguaggio, costituisce la prima proposta di uno studio scientifico, di carattere antropologico, della vita sessuale e dell’ immaginario collettivo popolare, che focalizza tematiche di decisiva importanza. Indice: 1. Gli intellettuali e l’ eros popolare; 2. Socialità del canto erotico popolare; 3. Limiti del “rispecchiamento”: la fondazione del discorso erotico popolare; 4. Nominazione oscena e classi “inferiori”; 5. L’ infanzia dorata del sesso; 6. Vergini e seduttori; 7. Mogli e mariti; 8. La “selvaggia libertà dei campi”; 9. Segni e segnali: il riso; 10. I vecchi e l’ amore; 11. La filosofia popolare dell’ amore; 12. La carnalità e la sua rappresentazione. Nelle pagine Gli dei caproni, dedicate a La Farchinoria, viene per la prima volta preso in esame e interpretato un rituale pastorale che “Anthropophyteia”, la rivista tedesca specializzata nella ricerca e pubblicazione di documenti sulla sessualità popolare, nel 1916 rifiutò di dare alle stampe perché soverchiamente “osceno”.
“Mettere l’ osceno al centro d’ una meditazione estetica dovrebbe equivalere – dico io – a cambiare il rapporto dell’ osceno con tutto il resto, a dissolvere l’ aura d’ indecenza e com
plicità che l’ ipocrisia gli ha accumulato intorno, insomma a negarlo come osceno e ridargli piena cittadinanza nel mondo dell’ esprimibile, con la dignità che gli spetta per diritto di natura, che è ben alta” (Calvino).
Euro 15

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Norma e trasgressione


33. (Su Norma e trasgressione)
Domenico Scafoglio, Norma e trasgressione nella letteratura popolare e altri saggi di letteratura e demologia, Roma-Reggio Calabria, Gangemi, 1984, pp. 100
Nel saggio più ampio e più importante del volume, La letteratura popolare di ispirazione sessuale, l’ autore mette a fuoco il posto che la sessualità occupa nella vita popolare, con i suoi elementi di diversità e originalità nei confronti dei codici dominanti. Dimostrata la labilità del confine tra l’ area della norma e quella della trasgressione, l’ analisi diventa sempre più interessante man mano che ci si accosta a problemi quali l’ autonomia della trasgressione linguistica rispetto alla trasgressione culturale, il legame genetico e istituzionale della letteratura erotica con momenti rituali e pratiche magiche, il suo rapporto con l’ immaginario collettivo e la vita reale. Tutto questo è indagato attraverso una analisi del tutto nuova dei generi della letteratura di tradizione orale, di cui per la prima volta sono portati alla luce i lati più oscuri, che nascondono il mistero del desiderio. La medesima impressione di novità e freschezza lasciano i saggi più brevi dedicati a Scotellaro, Levi e Pavese, nonché gli studi sul carnevalesco e sulla violenza della festa.

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Contesti culturali e scambio verbale

34. ( Su Contesti culturali e scambio verbale)
Domenico Scafoglio, Contesti culturali e scambio verbale nella Napoli contemporanea, Salerno, Gentile, 1995, pp. 161
Forme di vita, strategie comunicative e linguaggi che vengono da lontano e si collocano nella postmodernità con una originalità sorprendente. In essi si cerca per la prima volta di leggere l’ identità di una città, con indagini analitiche e costruzioni sintetiche, in vista di un profilo di Napoli, capace di ricondurre all’ unicità del modello le diverse pratiche sociali e forme simboliche, le differenze sociali e il continuum culturale interclassista, le “resistenze” linguistiche e la loro plasmazione operata dai rapporti di forza, e riconoscere l’ intensità del mutamento dentro lo spessore di una cultura immemorabilmente antica. Indice: I. Il presente e le sue radici : 1. Classi sociali e modelli culturali a Napoli; 2. Sul matriarcato e la società napoletana; II. Aspetti della cultura napoletana: 1. Il lotto. Il gioco, la beneficenza e le strategie della speranza; 2. La jettatura. La difesa dall’ invidia e il codice del saper vivere; III. Lo scambio verbale a Napoli: 1. Andare verso il popolo. Carattere plebeo della cultura napoletana; 2. Innalzare il popolo. Il folklore borghese di Napoli; 3. Una cultura comunitaria; IV. Qualche conclusione teorico-metodologica.
Euro 15

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La Ceceide

35. (Su La Ceceide)
Domenico Scafoglio, La Ceceide di Vincenzo Ammirà, introduzione e testo, Napoli, Athena, 1975, pp. 103
Scafoglio pubblica per la prima volta questo poemetto inedito di Vincenzo Ammirà, il più osceno e fantasioso della letteratura dialettale, curandone il testo ricavato da carte finora rimaste sepolte per oltre un secolo e mezzo nelle biblioteche italiane, indicandone i diversi modi possibili di lettura nel suo saggio introduttivo, L’ osceno e la liberazione, e supportando la cura del testo con le Note filologiche. In apertura il libro ospita alcune considerazioni di A. Piromalli. Pur nella sua dimensione altamente trasgressiva, il poemetto è collocato dal curatore su uno sfondo etnografico preciso, che gli conferisce un forte carattere di coralità, quello di una cultura rurale tradizionale, che accetta pienamente il sesso, perché la vita sessuale fa parte della natura, non è né buona né cattiva, ma soltanto necessaria.
Euro 10

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Ngagghia e la Rivigliade

36. (Su Ngagghia e la Rivigliade)
Domenico Scafoglio (a cura di) Ngagghia e la Rivigliade di Vincenzo Ammirà, introduzione e testi, Cosenza, Brenner, 1979, pp. 112
Due testi poetici estremamente interessanti come espressione della fantasia erotica oltre che dei costumi sessuali della società tradizionale dei paesi italiani, scoperti da Domenico Scafoglio, che li ha identificati come opera di Vincenzo Ammirà, poeta dialettale dell’ Ottocento calabrese, e ne ha curato la pubblicazione, premettendovi una nota di A. Piromalli. Il curatore, oltre alle Note filologiche, ha accompagnato i due poemetti con un utile saggio, L’ ossessa e l’ etèra. Note per una lettura antropologica di Ammirà.
Euro 10

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Poesie inedite di Vincenzo Padula

37. (Su Poesie inedite di Vincenzo Padula)
(N:B: Pubblicare non la prima pagina di copertina, ma il frontespizio!)
Vincenzo Padula, Poesie inedite di Vincenzo Padula, a cura di Domenico Scafoglio, con introduzione, Napoli, Guida, 1974, pp. 140
Domenico Scafoglio ha scoperto e identificato in una biblioteca privata i testi poetici inediti e sconosciuti dell’ antropologo Vincenzo Padula e li ha pubblicati con un’ attenta cura editoriale e filologica. Un contributo critico alla lettura di questi testi rappresentano il saggio introduttivo dello stesso Scafoglio, Le carte segrete di Vincenzo Padula, nonché le sue Note filologiche e i suoi Commenti. L’ opera, che è preceduta da riflessioni di A. Piromalli, arricchisce la conoscenza di Padula poeta e uomo, facendo luce su aspetti oscuri e perfino scabrosi della sua personalità.
“Di alto valore filologico il manipolo di Poesie inedite curato da Domenico Scafoglio”.
(Antonio Barbuto, in “Rassegna di Cultura e Vita scolastica”, gennaio 1977).
“Molto meritoria è l’ opera accurata e intelligente di Domenico Scafoglio e Antonio Piromalli”.
(Giorgio Barberi Squarotti, in “La Stampa”, 3 giugno 1977).curato da Domenico Scafoglio.
Euro 15

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Volgar’ eloquio di Pasolini

38.(Su Volgar’ eloquio di Pasolini)
Pier Paolo Pasolini, Volgar’ eloquio, con studio introduttivo di Domenico Scafoglio, Athena, Napoli, 1976, pp. 87
Il testo qui pubblicato è la trascrizione, fatta da Domenico Scafoglio e Geppina Cianflone, della registrazione (affidata ad Antonio Piromalli) del colloquio di Pier Paolo Pasolini con un gruppo di docenti, avvenuto il 21 ottobre 1975. Si tratta di uno degli ultimi interventi dello scrittore, che, prima della tragedia che concluse la sua esistenza, discusse con passione della “rivoluzione antropologica” di quegli anni, con battute polemiche su l’ omologazione consumistica, il conformismo dei nuovi chierici, la descolarizzazione, il neofascismo, la condizione e il destino della cultura e della lingua delle classi popolari: tutti i motivi dell’ eresia disperata dell’ ultimo Pasolini, che vengono illustrati nel saggio introduttivo di Scafoglio (Pasolini e il “volgar’ eloquio”).
Euro 8

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Pasquale Creazzo, Antologia dialettale

39. (Su Pasquale Creazzo, Antologia dialettale)
Domenico Scafoglio ed altri (a cura di), Antologia dialettale di Pasquale Creazzo, introduzioni e testi, Cosenza, Pellegrini, 1981, pp. 188
Scelta (curata da Domenico Scafoglio e Antonio Piromalli) delle opere poetiche dimenticate di un poeta contadino, che durante il ventennio fascista e nelle lotte del dopoguerra fece uso della poesia per comunicare il suo messaggio politico. Di questa ultima, felice incarnazione del poeta vate tradizionale, viene ricostruita la vita, la storia e l’ opera, con il contributo di testimoni, e Scafoglio in particolare illustra la complessità del rapporto tra la sua ideologia politica, il suo immaginario arcaico e le sue innovazioni linguistiche.

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Terre e briganti

40. (Su Terre e briganti)
Domenico Scafoglio, Terre e briganti. Il brigantaggio cantato dalle classi subalterne, studio e testi, Firenze, D’ Anna, 1977, pp. 142
La nostra cultura ha ampiamente consentito il discorso sul brigantaggio, ma rimane ancora pressoché sconosciuto il discorso del brigantaggio. Questo volume raccoglie i rarissimi esempi di letteratura brigantesca, opera di quegli stessi contadini che costituirono lo sfondo sociale che rese possibile e per molti versi e in molti momenti alimentò idealmente o materialmente nell’ Italia meridionale la guerriglia degli anni 1860-1870. Lette a lungo come favole truci e scellerate, ingenue e rozze, e considerate un prodotto inferiore in un giudizio che coinvolgeva la “modestia” culturale dei cantastorie, che le diffondevano, e le “vocazioni perverse” delle masse popolari, che vi si immedesimavano, queste storie sono esempi preziosi di una poetica aurorale, e al tempo stesso rappresentano le voci della cultura degli oppressi, di cui documentano la dignità. All’ opera, ideata e realizzata esclusivamente da Domenico Scafoglio, che ha anche interpretato i testi nel saggio Grammatica culturale dell’ epos brigantesco popolare, A. Piromalli ha premesso all’ opera alcune considerazioni.
“Terre e briganti è un ulteriore documento di cultura contadina, che fa riflettere lo storico frettoloso e arricchisce lo studioso alla ricerca di particolari inediti di microstoria italiana”.
(Edoardo Ballone, in “Tuttolibri”, 11 febbraio 1978)
Euro 12

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L’identità minacciata


41. (Su L’ identità minacciata)
Domenico Scafoglio, L’ identità minacciata. La poesia dialettale e la crisi postunitaria, con scelta di testi, Firenze, D’ Anna, 1977, pp. 120
Domenico Scafoglio ha operato in questo volumetto una originale ricognizione di voci letterarie “disorganiche” dell’ Italia postunitaria e ne ha interpretato l’ origine e la funzione in un denso studio introduttivo (L’ identità minacciata). Ni primi decenni successivi all’ unificazione nazionale fiorì nelle regioni italiane una produzione di letteratura dialettale, come espressione del conflitto tra lingua e dialetto, cultura nazionale e culture particolari, regioni e centro. La cultura ufficiale, preoccupata di occultale le tensioni, si limitò a cooptare le voci più vicine ai valori nazionali, emarginando gli autori che esprimevano un dissenso e una diversità culturale più irriducibili, condannandoli all’ invisibilità o confinandoli nei ghetti delle istituzioni letterarie. Il presente lavoro prospetta una visione più drammatica delle tensioni dell’ Italia postunitaria e apre la possibilità di una interpretazione più articolata e più problematica della poesia in dialetto di quei decenni. A. Piromalli ha affidato alcune sue considerazioni alle pagine iniziali dell’ opera.
Euro 12

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Il Carnevale napoletano

42. (Su Il Carnevale napoletano)
Domenico Scafoglio, Il Carnevale napoletano. Storia, maschere e rituali dal XVI al XIX secolo, Roma, Newton Compton, 1977, poi “Il Mattino”, 2002, pp. 62
Vita e morte del Carnevale napoletano dei secoli XVII-IX, una delle più grandi feste europee, di cui qui si ricostruiscono attentamente le ricchissime manifestazioni, in cui la Corte e tutti i gruppi sociali, l’ aristocrazia, le Corporazioni delle Arti e la plebe, mettevano in scena se stessi, in interminabili di balli in maschera, “uscite dal Serraglio” del re e dei dignitari, farsette teatrali e di strada, sfilate in cui trionfava la sontuosità degli apparati festivi, battaglie e saccheggi simulati e reali, tra orge alimentati e disordine erotico: la regolata licenza della Napoli spagnola e borbonica, che ha segnato la vita della città fin quasi ai nostri giorni. Indice: I. Le maschere: 1. Il Carnevale sommerso; 2. La Vecchia del Carnevale; 3. Lo Spagnolo; 4. Il Medico; 5. Il Cacciamole; 5. Pasqualotto; 6. Don Nicola; 7. Il Paglietta Calabrese; 8. Giangurgolo. II. Riti e scene del Carnevale plebeo: 1. La Zeza; 2. La socra e la nora; 3. Il Ballo dei Turchi; 4. Morte e funerale di Carnevale; 5. Zingaresche; 6. Cantate di giorno e di notte. III. Gare, giochi, battaglie: 1. Alberi della Cuccagna; 2. Battaglie; 3. Giochi di tori; 4. Corse di cavalli. IV. Licenze di strada e di piazza: 1. Al limite della violenza: lanci di uova, frutta e altro; 2. Falloforie. V. Il Carnevale delle Arti: i carri: 1. I carri e le quadriglie delle Corporazioni; 2. I Cartelli dei carri e delle quadriglie; 3. Dai carri alle Cuccagne fisse. VI. La Cuccagna: 1. Il paese di Bengodi e la Cuccagna di Stato; 2. Riti di omaggio. I Cartelli della Cuccagna; 3. Il saccheggio; 4. La soppressione delle Cuccagne: i maritaggi. VII. Il Carnevale aristocratico: 1. Uso politico della festa. Economia e turismo; 2. I balli in maschera al Palazzo; 3. I veglioni mascherati al San Carlo; 4. La nobiltà e il Carnevale; 5. Giostre, caroselli, giochi di canne; 5. I carri aristocratici; 6. Le uscite dal Serraglio; 7. I veglioni mascherati privati. VIII. Il Carnevalesco anticarnevale della Chiesa: 1. Divieti ecclesiastici; 2. I Carnevaletti; 3. Le Quarantore; 4. Le processioni; 5. Il teatro nel convento. IX. Morte del Carnevale.
Euro 10

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ILa cultura dell’ invidia

43. (Su La cultura dell’ invidia)
Domenico Scafoglio – Simona De Luna, La cultura dell’ invidia. Il malocchio e la iettatura nell’ Italia meridionale, Salerno, Gentile, 1999, pp. 200
Partendo da una vasta e puntuale ricognizione etnografica delle pratiche e credenze del fascino nell’ Italia meridionale, l’ opera approda a una originale lettura antropologica dell’ invidia istituzionalizzata nella società tradizionali e delle nuove forme da essa assunte col nascere della società moderna. Uno dei pregi maggiori dell’ opera è nella capacità di creare una linea di saldatura tra la trama sociologica dell’ invidia, che comincia a emergere negli studi più recenti, e la trama simbolica del fascino, a lungo rimasta confinata all’ interno della folkloristica tradizionale. Indice: 1. ed effetti del potere maligno; 2. Affascinatori e affascinati; 3. La prevenzione; 4.Oggetti e segni anti-fascino; 5.La cura del male; 6. La cultura del fascino; 7. Fascino, folklore borghese, letteratura.
Euro 20

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Introduzione alla ricerca etnoatropologica

44.(Su Introduzione alla ricerca etnoatropologica)
Domenico Scafoglio, Introduzione alla ricerca etnoantropologica, Fisciano, CUES, 2005, pp. 220
Guida allo studio della teoria e alla ricerca etnografica e antropologica, che associa la chiarezza alla essenzialità. Indice: I. Elementi teorico-metodologici: Il concetto di cultura e l’ idea di progresso; La comparazione; L’ identità culturale e la differenza; Il relativismo culturale e la differenza. II. Metodi e tecniche: La ricerca sul campo; L’ antropologia e la storia. III. I territori disciplinari: Dal primitivo al popolare; I nuovi territori. IV. Modelli di analisi: Il configurazionismo; Il funzionalismo; Lo struttural-funzionalismo; Lo strutturalismo; L’ antropologia cognitiva e l’ etnoscienza; Antropologia e psicoanalisi; Soggettività e oggettività nella ricerca antropologica. V. I temi dell’ antropologia: Incontri/scontri di culture negli stati multietnici; Migrazioni, differenze, tensioni interetniche; L’ educazione interculturale e la scuola; L’ anormalità e l’ integrazione dell’ anormale. Appendice – La demoantropologia italiana: Gli studi sulla letteratura popolare fino al primo Novecento; Demologia, etnologia e indagini socio-antropologiche fino alla prima guerra mondiale; L’ antropologia italiana dal primo dopoguerra ad oggi.

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Antropologia culturale – Gli autori

45. (Su Antropologia culturale – Gli autori)
Domenico Scafoglio, Antropologia culturale. Autori, Fisciano, CUES, 2007, pp. 126.
Concepito per integrare la Introduzione alla ricerca etnoantropologica ai livelli più specialistici dell’ insegnamento delle discipline antropologiche, il volumetto può essere anche letto come una raccolta di saggi sui principali antropologi, di cui sono illustrati e discussi i nodi teorici e le pratiche di ricerca. Indice: 1. Frazer; 2. Durkheim; 3. Lévy-Bruhl; 4.Mauss; 5. Malinowski; 6. Radcliffe-Brown; 7. Evans-Pritchard; 8. Benedict; 9. Levi-Strauss.

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Racconti erotici italiani

46. (Su Racconti erotici italiani)
Domenico Scafoglio, Racconti erotici italiani, vol. I, Le raccolte storiche, studi e testi, Roma, Meltemi, 1996, pp. 152
Il volume pubblica alcune raccolte rimaste finora sconosciute di racconti erotici di tradizione orale, scoperte e identificate da Scafoglio: storie infinite di tradimenti, di maschi in caccia, di sciocchi beffati e di donne intraprendenti, in parte riflesso della vita segreta della comunità, in parte specchio dell’ immaginario erotico collettivo, in cui sogno, desiderio e gioco si intrecciano a paure e angosce, nell’ eternamente precario compromesso tra senso morale e trasgressione. Il lungo studio introduttivo di Scafoglio fa luce su queste rappresentazioni, definendone il contesto etnografico e sciogliendo alcuni nodi problematici, quali i tempi e i modi di queste narrazioni, il loro rapporto con la realtà sociale, la compresenza di sostrati arcaici e di innovazioni recenti. Indice: Introduzione: 1. Note storiche su una demologia sommersa; 2. L’ immaginario erotico nei racconti orali; Testi: 1. Novelle popolari umbre; 2. Novelle popolari toscane; 3. Novelle abruzzesi.
Euro15

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La coscienza altra

47. (Su La coscienza altra)
Domenico Scafoglio (a cura di), La coscienza altra. Antropologia e poesia, Atti del Convegno di Fisciano-Amalfi 2002, Cava de’ Tirreni, Marlin, 2006, pp. 283
Attraverso percorsi che conducono alle sorgenti della creatività, la ricerca antropologica contribuisce efficacemente alla conoscenza della letteratura. Nei saggi qui raccolti (che costituiscono gli atti di un Convegno del 2002, promosso da Domenico Scafoglio) si fa il punto su questo rapporto, indagando in termini nuovi le dinamiche dell’ oralità, il ruolo del poeta, lo statuto originario dell’ arte poetica, i rapporti della poesia con la magia, la trasgressione, la trance e la profezia: un modo diverso, illuminante e avvincente, di leggere la poesia nelle sue connessioni profonde con l’ esperienza della vita.
Euro 25

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Antropologia e romanzo

48. (Su Antropologia e romanzo)
Domenico Scafoglio (a cura di), Antropologia e romanzo, Atti del Convegno di Fisciano-Ravello 1999, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2006, pp. 418
Il volume raccoglie gli atti di uno dei Convegni promossi da Domenico Scafoglio in collaborazione con la sezione “Antropologia e Letteratura” dell’ Associazione Italiana per le Scienze Etnoantropologiche, nei quali la reciprocità negativa, che ha storicamente segnato i rapporti tra l’ antropologia e la letteratura, ha assunto la forma di un rapporto dialettico. Per gli antropologi occuparsi di romanzi ha significato individuare nuove fonti, a volte di indubbio valore etnografico, confrontarsi con altri modelli di narrazione, con cui il racconto etnografico condivide somiglianze e dissomiglianze di segno forte; mentre l’ interpretazione antropologica del romanzo si è arricchita delle prospettive del “decentramento antropocentrico” e della costruzione dei modelli culturali che gettano luce sulle creazioni letterarie. Un modo di leggere i testi che trova il suo fondamento nell’ idea che il romanzo è un’ esperienza di vita, e che l’ antropologo e il romanziere sono due compagni di viaggio, impegnati nello stesso percorso di conoscenza.
Euro 30

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Altrove immaginari

49. (Su Altrove immaginari)
Domenico Scafoglio (a cura di), Gli altrove immaginari. Modelli di società tra etnografie inventate e costruzioni utopiche, Atti del Convegno di Fisciano-Amalfi 2000, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2010, pp. 514
Il volume, che raccoglie le relazioni tenute al convegno che porta lo stesso titolo, voluto da Domenico Scafoglio e organizzato in collaborazione con la sezione “Antropologia e letteratura” dell’ Associazione Italiana per le Scienze Demoetnoantropologiche, indaga le ragioni della spinta, universalmente presente, degli uomini verso gli altrove, nella molteplicità dei significati espressi dalle varie culture, e riscrive da un punto di vista antropologico e tendenzialmente interdisciplinare un capitolo importante della storia dell’ immaginario, ricco di implicazioni, che ripropongono in maniera nuova il carattere artificiale, e in qualche modo illusorio, dei modelli delle culture reali. Questi saggi consentono infatti di analizzare e interpretare la trama che unisce scritture diverse, lungo gli opposti versanti del reale e dell’ immaginario: da un lato, le descrizioni etnografiche di popoli inesistenti, le rappresentazioni radicalmente deformate di società altre, le fantasie collettive dei luoghi felici, l’ immaginazione letteraria e filosofica di società perfette e, per converso, le utopie negative; dall’ altro lato, il carattere “immaginario” dei modelli concettuali delle società reali.
Euro 33

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L’odore della bellezza

50. (Su L’odore della bellezza)
Domenico Scafoglio (a cura di), L’ odore della bellezza. Antropologia del fitness e del wellness, Atti del Convegno di Fisciano-Minori 2006, Milano, Delfino Editore, 2007, pp. 407
Il fit-wellness potrebbe essere assunto come una filosofia e insieme uno stile di vita e un modello di consumo: un miscuglio che, nella sua complessità e perfino nella sua contraddittorietà interna, appare compattato tuttavia da un comune denominatore, quello che medici, psicologi, neurologi, terapeuti, operatori del settore indicano come la ricerca del benessere psicofisico. Allo stato attuale può sembrare un progetto di vita reso possibile e praticabile dalle nuove forme di consumo o una irrealistica utopia abilmente strumentalizzata dalle strategie di mecato; di sicuro esso è tra gli elementi che maggiormente connotano la condizione post-moderna. Di questo si è parlato nel Convegno che porta la stessa denominazione del volume, tenuto nel 2006 per iniziativa di Domenico Scafoglio in collaborazione con “La Rete”, L’ Università di Salerno e l’ Associazione Italiana per gli Studi Demoetnoantropologici. E’ il primo Convegno sulla cultura del fit-wellness, che ha visto confrontarsi con gli antropologi chirurghi estetici, nutrizionisti, medici, filosofi, architetti, storici, sociologi, psicologi, erboristi, operatori delle beauty farm. Indice delle sezioni: 1. Metamorfosi; 2. Cibi, erbe, cure; 3. Luoghi e dimore; 4. Le acque della salute; 5. Pratiche; 6. Teorie e analisi; 7. Riti e usi; 8. Benessere e malessere. Il volune si apre con le in troduzioni di Domenico Scafoglio, Aldo Masullo e Tullio Seppilli.

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La piazza nella storia

51. (Su La piazza nella storia)
Marina Vitale - Domenico Scafoglio (a cura di), La piazza nella storia: eventi, liturgie, rappresentazioni, Atti del Convegno di Salerno 1992, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1995, pp. 420
In un vivace convegno interdisciplinare, voluto da Marina Vitale e Domenico Scafoglio nel 1994, di cui in questo volume si presentano gli atti, antropologi, storici, letterati e filosofi si sono confrontati sul ruolo che la piazza ha avuto nella configurazione della realtà culturale che la storia ci ha consegnato, e sulle funzioni e trasformazioni che hanno segnato il suo volto nel tempo, chiedendosi infine se ha ancora senso, nell’ era dell’ elettronica, parlare della piazza come luogo di produzione teatrale e ideologica, arena di confronto e di scontro di istanze sociali e politiche, spazio di riplasmazione comunitaria di valori, linguaggi e comportamenti. La molteplicità delle risposte e la varietà degli approcci, di cui questo volume conserva la memoria, rendono particolarmente interessante il risultato di questo incontro di saperi diversi e istituzionalmente separati.
Euro 40
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La vita in gioco


52. (Su La vita in gioco)
Domenico Scafoglio (a cura di), La vita in gioco. Antropologia, letteratura, filosofia dell’ azzardo, Atti del Convegno di Fisciano-Amalfi 2004, Cava de’ Tirreni, Marlin, 2006, pp. 202
Ora ritenuti peccaminosi, ora considerati reati dallo Stato, ora giudicati da intellettuali, moralisti, pensatori una tassa iniqua a danno dei poveri, i giochi d’ azzardo hanno sempre presentato una complessità di implicazioni antropologiche, filosofiche, morali, religiose, mediche. Negli ultimi decenni la scomparsa di forme vistose di miseria popolare, il consumismo diffuso e la caduta del risparmio come valore hanno tolto molto del loro mordente alle analisi sette-ottocentesche, in cui i giochi d’ azzardo si configuravano come uno spreco irrazionale. Oggi questa tipologia di giochi sembra mietere consensi incontrastati, configurandosi come il riflesso ludico di una “cultura dell’ azzardo” sempre più diffusa, quella di una società che connette il successo all’ intraprendenza e al rischio, non gode più del sistema tradizionale di sicurezze, approfitta delle opportunità e si affida ai colpi di fortuna. Per approfondire il significato e la funzione che i giochi d’ azzardo hanno assunto nella società contemporanea, tra letteratura, storia e internet, Scafoglio ha ideato e organizzato nel 2004 il Convegno interdisciplinare La vita in gioco, di cui pubblica gli atti in questo volume, introdotti dal suo saggio Il nostro azzardo.
Euro 30
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La Calabria di Alvaro

53. (Su La Calabria di Alvaro)
Corrado Alvaro, Calabria, prefazione di Libero Bigiaretti, con un saggio di Domenico Scafoglio, Vibo Valentia, Qualecultura-Jaca Book, 1990, pp. 62
Al saggio di Corrado Alvaro del 1930 (che anticipa le splendide pagine calabresi di Un treno nel Sud) Scafoglio aggiunge una postfazione che rilegge il primo saggio anche alla luce del secondo e illustra l’ attualità e importanza (ma anche i limiti) delle osservazioni alvariane sull’ impatto della modernità su una società tradizionale periferica. “Si può dissentire da alcune analisi e conclusioni di Alvaro, ma il senso del suo discorso è che una società accoglie dalle sollecitazioni esterne ciò che è preparata a ricevere: solo quando le sue risposte sono coerenti con tutta la sua storia culturale, si evita il rischio della soggezione e dell’ imbarbarimento. Partire dal popolo, creare una classe media indipendente, assicurare l’ autonomia e l’ efficienza dei comuni (un grande tema del meridionalismo classico, da Vincenzo Padula a Pasquale Villari e a Guidi Dorso) erano per Alvaro le vie per uno sviluppo che non fosse, nello stesso tempo, perdita, distruzione e dipendenza”.

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Il gioco del lotto a Napoli, tascabile

54. (Su Il gioco del lotto a Napoli, tascabile)
Domenico Scafoglio, Il gioco del lotto a Napoli, Roma, Newton Cmpton, 1995, poi “Il Mattino, 2002, pp. 62
La cultura napoletana esplorata in profondità dal lato del gioco più importante e popolare della città. Efficace condensato delle ricerche e riflessioni di Scafoglio sul gioco napoletano, tra narrazione, etnografia storica ed antropologia.
Euro 7

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Su Storia di un emigrato

55. (Su Storia di un emigrato)
Salvatore Farina, Storia di un emigrato, con una postfazione di Domenico Scafoglio, Vibo Valentia, Qualecultura-Jaca Book, 1987, pp. 57
Letta da Domenico Scafoglio, con una attenzione particolare al linguaggio, questa autobiografia di un emigrato italiano per la prima volta pubblicata lascia emergere frammenti preziosi di una storia interiore, che sono anche la testimonianza di una cultura: “Vicende come quella che qui si racconta testimoniano aspetti liminari della storia vera delle campagne povere, una storia fatta, più che da epiche lotte collettive, di oscuri eroismi individuali, che appartengono al processo di emancipazione delle classi popolari. Vicende che si sono dispiegate, silenziose, fuori della Storia dei potenti, e ai margini stessi della storia delle lotte operaie, in uno spazio in cui l’ uomo è lasciato solo a combattere contro i suoi nemici di sempre: l’ ingiustizia, lo sfruttamento, la morte. Più che negli annali del movimento operaio, questa storia di un contadino calabrese che dopo innumerevoli peregrinazioni nelle desolate campagne della sua regione tenta la fortuna in terre lontane e straniere, sembra trovare qualche riscontro mitico nella favolistica popolare, in quei racconti di zappatori e artigiani forti e pazienti, industriosi e intelligenti, avventurosi e saggi, che affrontano ostacoli d’ ogni genere, superano difficoltà immense e fanno trionfare, alla fine, le ragioni della giustizia e della vita. Sai avverte un mondo morale pressoché inespresso in questa autobiografia, in cui la lotta per la sopravvivenza sembra costituire la preoccupazione dominante”.

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Pulcinella tascabile

56. (Su Pulcinella tascabile)
Domenico Scafoglio, Pulcinella, Roma, Newton Compton, 1997, poi “Il Mattino”, 2002, pp. 62
Dopo aver illustrato la maschera di Pulcinella come rappresentazione comica dei tratti antropologici di Napoli e come figura della mediazione culturale, il libro ne illustra la nascita nel Seicento nel mondo della Commedia dell’ Arte, ne segue gli sviluppi teatrali all’ interno della Ridicolosa romana, prosegue con le rielaborazioni settecentesche dell’ Opera Buffa e con i trionfi della nuova stagione napoletana, chiudendo con le interpretazioni del “buffone infelice” offerte nell’ Ottocento dalle tradizioni teatrali colte e semicolte, non trascurando la presenza della maschera nel folklore e nel teatro colto, semicolto e popolare. Una sintesi efficace e originale delle ricerche di Scafoglio su uno dei suoi temi più frequentati e importanti.
Euro 7
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Emigranti di Perri

57. (Su Emigranti di Perri)
Francesco Perri, Emigranti, postfazione di Domenico Scafoglio, Vibo Valentia, Qualecultura-Jaca Book, 2001, pp. 246
Nell’ intervento di Scafoglio si rivendica la validità del romanzo di Perri come rappresentazione, antropologicamente fondata, dell’ emigrazione italiana, in polemica con la stroncatura che di esso fece Gramsci per ragioni politiche, pedissequamente seguito dalla critica successiva, che ha appesantito la condanna. E’ un saggio di critica e di etica letteraria: “Si rimane stupiti, nel vedere come certi uomini passino il loro tempo a studiare le cose che non amano e a cercare di approfondire testi da cui nulla essi ritengono si possa trarre. Il fatto è che, quando a uno scrittore non sono stati autorevolmente conferiti i segni del successo, nessuno sembra voler condividere la sua cattiva sorte”.
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Vincenzo Padula demologo

58. (Su Vincenzo Padula demologo)
Domenico Scafoglio, Vincenzo Padula demologo, Ischia, CEIC, 1993, pp. 114
Il primo studio organico sugli scritti demoantropologici di Vincenzo Padula. Indice: I. Complessità e unicità dell’ inchiesta paduliana: 1. Dal “Bruzio” agli Studii sulla Calabria; 2. Demologia, riformismo, militanza giornalistica; 3. Ragioni di una “sfortuna”. II. Il quadro teorico-politico e la dimensione operativa: 1. Alcune premesse teorico-metodologiche; 2. Il quadro della disgregazione; 3. Il modello di sviluppo paduliano; 4. Per una cultura della partecipazione e del lavoro; 5. La lotta per la terra e la sconfitta del “Bruzio”; 6. Brigantaggio e intrecci perversi; 7. Progetti e illusioni di riforma religiosa. III. Socioantropologia dei paesi: 1. L’ indole dei paesi; 2. La “selvaggia libertà dei campi”; 3. Stato della religione e mondo magico. Stampa provvisoria.
Euro 15

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Saggio dell’ umano sapere di Jerocades

59. (Su Saggio dell’ umano sapere di Jerocades)
Antonio Jerocades, Saggio sull’ umano sapere, a cura di Domenico Scafoglio, Vibo Valentia, Sistema Bibliotecario Vibonese, 2000, pp. 128
Scafoglio ripropone il Saggio dell’ umano sapere dell’ illuminista giacobino e massone Antonio Jerocades, con uno studio introduttivo che individua la profondità e la straordinaria modernità delle “impennate” teoriche, spesso collocate ai margini della sua architettura argomentativa, quali la critica dei sistemi educativi gestiti dagli ecclesiastici, i fondamenti scientifici dei saperi disciplinari e l’ impossibilità di tracciare rigidi limiti divisori tra le discipline, il rapporto tre ritmo e dinamismo corporeo, l’ universalità della natura umana e il relativismo culturale e linguistico, la piazza come maestra del linguaggio e dell’ eloquenza, la favola come nascondimento del potere, la comprensione dall’ interno, l’ idea del “viaggiatore interno”, che restituisce alle cose del proprio modo la medesima meraviglia che attrae gli uomini nei paesi lontani.
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